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«La Provincia di Varese» - 1 aprile 2011
La vera storia del Tenente Mozzoni

[VARESE 42 ] - LA PROVINCIA - Venerdì 1 aprile 2011

Quel tenente nobiluomo che divenne un partigiano
Arterigere ripubblica il volume scritto dall'architetto Mozzoni
su quei due anni di guerra per liberare l'Italia dalla dittatura

di Mario Chiodetti

VARESE Non sempre le broncopolmoniti vengono per nuocere, così a don Guglielmo Mozzoni la febbre a quaranta e i sudori freddi portarono la voglia di mettersi a scrivere e a raccontare la parte più leggendaria della sua vita. Cadeva il settembre 1980, e il nobiluomo di Biumo Superiore contava 65 primavere, essendo nato a Milano nel 1915, in piena guerra mondiale. Innamorato della vita, delle donne e della caccia, con quel piglio un po' guascone dei rampolli di illustre lignaggio, il conte si mise all'opera tra un cataplasma e un colpo di tosse, e realizzò un piccolo capolavoro di realismo, raccontando «La vera storia del tenente Mozzoni, dal 25 luglio 1943 al 30 aprile 1945, scritta e disegnata da lui». Il libro, di grande formato e pubblicato in trecento copie per gli amici, ebbe una felice ma clandestina diffusione, così Franco Giannantoni, che di Mozzoni è amico da una vita, ha deciso di ripubblicarlo per i tipi di Arterigere, e presentarlo al pubblico, giovedì 14 aprile alle ore 18, nella sala Montanari di largo Bersaglieri d'Italia, assieme a Luigi Zanzi. La nuova edizione, più ridotta nelle dimensioni, è corredata da una spigliata introduzione dello storico varesino e da imperdibili note finali, che consentono al lettore di conoscere più da vicino i molti "compagni d'avventura" di don Guglielmo nel difficile cammino verso la Liberazione d'Italia.
Il tenente Mozzoni - capitano a sua insaputa da oltre due anni - si trova catapultato il 25 luglio del '43 nella Milano caotica e ferita dai bombardamenti, con l'ordine di intimare la resa incondizionata al comandante del Fascio in piazza san Sepolcro. Ci va a bordo del sidecar di una vecchia Benelli del regio esercito e compie la missione, non ostante il suo attendente Baratelli gli gridasse: «Tenent el vaga no, tenent el mazzen!».
Qui già si palesa il carattere dell'allora ventottenne ufficiale, pieno di volontà e di incoscienza, ma anche di coraggio e di gusto per la vita vissuta fino in fondo, "sulla punta della spada".
«Mozzoni, brillante tenente del Regio Esercito, fresco laureato in architettura al Politecnico di Milano, era un giovane liberale», scrive Giannantoni nell'introduzione. Le radici culturali e politiche affondavano nelle esperienze militari e nelle scelte di vita dei suoi avi così che la Resistenza l'aveva abbracciata con piacere, come cogliesse un fiore delle sue Prealpi».
E' la Resistenza più oscura, quella fatta da persone rimaste defilate per scelta o per educazione, lontane da riconoscimenti pubblici e cariche onorifiche, e comunque decisive per quella che molti definiscono l'"ultima guerra risorgimentale".
Gugliemo Mozzoni stabilì il record di 85 passaggi dal confine italo-elvetico, per portare armi - le mitragliatrici Hispano- Suiza fabbricate a Oerlikon - denaro e documenti importanti ai partigiani di Giustizia e Libertà e al Centro operativo di Milano, assieme agli altri "moschettieri" Edoardo Visconti di Modrone, Stefano Porta e Dino Bergamasco. Incredibile il racconto della scampata fucilazione, quando con Glisenti e la guida Sandrino, fu intercettato da un gruppo di repubblichini e condannato a morte, dopo la delazione del sedicente comandante partigiano Orazio. Don Guglielmo doveva portare a Milano l'elenco dei carcerieri di San Vittore decisi a disertare, ma venne catturato in mezzo alla neve mentre con i compagni scendeva dal "Mugone" sopra il lago di Como. Si salvò grazie alla presenza di spirito e ai tre milioni di lire che il comando americano versò al Glisenti, lasciato libero di tornare in Svizzera a chiedere aiuto. Dal giorno di quella rinascita Mozzoni conta gli anni della sua vita, solo 66, quelli di un "giovanotto".


GIANNANTONI
«Un protagonista della lotta di Liberazione»
«Guglielmo Mozzoni è stato un protagonista di primo piano nella lotta per la Liberazione, al pari di Moscatelli, Aniasi o Pesce, soltanto ha scelto di rimanere nell'ombra, da nobiluomo liberale qual è e per la sua cultura. Il suo ruolo fu anomalo ma importantissimo, lui trasportò armi denaro e documenti scottanti, come l'elenco dei carcerieri di San Vittore che decisero di diventare antifascisti, e miracolosamente non gli fu trovato quando venne catturato dai repubblichini».
Franco Giannantoni racconta il personaggio don Guglielmo, 96 anni appena compiuti, e ancora una straordinaria vitalità. «Ho voluto ripubblicare il suo libro per mostrare come la Resistenza sia stata fatta anche da non comunisti, ma da persone di diversi ideali ed estrazione sociale. Mozzoni è quasi cieco - un occhio lo perse anni fa, quando un ramo lo ferì andando a cavallo - ma sa ancora disegnare splendidamente, è vivo e presente alla vita come sempre. E' una persona generosa, circondata da amici fedeli e devoti». Mozzoni viene raramente e in estate nella casa avita di Biumo, dove conserva la memoria dei genitori, del fratello Carlo e del nipote Emilio, morto tragicamente, dei suoi amati cani, con in testa il leggendario Tabacco, con i quali usciva a caccia. «Altrimenti abita a palazzo Crespi in corso Venezia a Milano, nella tenuta della Zelata o in quella in val d'Orcia della moglie Giulia, in mezzo a una corte di maggiordomi e camerieri, come usavano i nobili di antico stampo», dice Giannantoni. «Vive di ricordi e di immaginazione, ma non dimentica la sua utopia, la Città Ideale, in cui convivono educazione umanistica e progresso scientifico in pace e armonia».
m.chio.


Il sogno di una Città Ideale
Guglielmo Mozzoni, che ha compiuto 96 anni lo scorso 28 marzo, è nato a Milano da una famiglia dell'antica nobiltà lombarda. Architetto, nel 1965 ha sposato Giulia Maria Crespi, ex presidente del Fai, e vive tra la villa di famiglia di Biumo Superiore e il palazzo di Porta Venezia a Milano. Protagonista della lotta partigiana, nel 1970 fu invitato dalla regina madre d'Inghilterra a rappresentare l'Italia nel 25° anniversario della Liberazione. Per anni ha lavorato al progetto di una «Città Ideale», che unisca democrazia telematica e urbanistica d'avanguardia.

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