|
«La Prealpina» -
27 marzo 2011
La vera storia del Tenente Mozzoni
Il tenente varesino
La storia è serissima, il titolo e soprattutto la copertina e disegni che la illustrano sfumati d'ironia, come lo spirito del personaggio. Con "La vera storia del tenente Mozzoni scritta e disegnata da lui", autobiografia dell'architetto varesino autore della "Città ideale" proposta per l'Expo, emerge una storia ancora sconosciuta della Resistenza tra Varese, Milano e la Svizzera, annotata dallo storico Franco Giannantoni.
Federico Bianchessi a pag. 29
Il tenente Mozzoni, fucile matite e libertà
L'architetto di Biumo - 96 anni domani - racconta in un libro illustrato da lui stesso la sua avventura nella Resistenza
di FEDERICO BIANCHESSI
Non sappiamo ancora come si scioglierà l'ingarbugliata matassa dell'Expo 2015. Né come andrà a finire, se con l'annunciato evento globale da trenta milioni di visitatori o se scivolerà via banalmente come un piatto semivuoto. Certo è che se Letizia Moratti avesse dato retta a lui, al sognatore con i piedi ben piantati nel suo giardino di Biumo e lo sguardo sull'utopia di un nuovo Rinascimento, le cose si sarebbero messe già diversamente e il vassoio dello show mondiale sul nutrimento del pianeta avrebbe assunto già ora tutt'altro appeal. Parliamo di Guglielmo Mozzoni e della sua futuristica Città Ideale, la sfera da venticinquemila abitanti il cui progetto consegnato nelle gentili mani della sindaca di Milano godrà solo la gloria opaca del rammarico per le grandi occasioni mancate. Non entriamo qui nel merito di quella sensazionale visione urbana, sociale, ambientale e filosofica, figlia di una antica tradizione - classica, italiana - di "città ideali" raramente trasposte in costruzioni reali e, anche in questi pochi casi, non sempre con gli sperati esiti di contributo alla felicità del vivere. I particolari del progetto sono disponibili in rete, dove agli "Amici della Città Ideale" è dato il privilegio di poter entrare in telematico contatto e dialogo direttamente con il suo creatore.
Qui vogliamo invece parlare un po' di lui, di questo personaggio varesino (anche se di nascita milanese) dal carattere estroso, ironico, libertario e anche combattivo, come ricordano tra l'altro le cronache dello scontro giudiziario con la Camera di Commercio per avere dichiarato uno «scempio» il progetto alberghiero di Ville Ponti. L'ottenuto riconoscimento, anche legale, della sua libertà di pensiero, di parola e di critica - autorevole, del resto, e ovviamente non solo in quanto consorte di Giulia Maria Crespi, fondatrice e presidente del Fondo Ambiente Italiano - non fece che aggiungere un trofeo ben intonato alla galleria della sua vita.
Una di quelle vite delle quali facilmente vien da dire "sembra un romanzo" e poi domandare "perché non la scrive?". Ed è proprio quello che ha fatto Guglielmo Mozzoni. Poteva anche essere uscito da qualche inedito di Italo Calvino questo cavaliere ironico e coraggioso, che immaginiamo in tweed invece che in una corazza e, al posto della lancia, con una matita ben temperata a infilzare luoghi e persone, incluso se stesso, O magari il tenente Mozzoni poteva esser l'eroe positivo e insieme idealista di un Gabriel Garcia Marquez.
Ma in assenza di un romanziere adatto, e del resto bastando la vivacità della sua memoria e la prontezza della scrittura, eccoci tra le mani "La vera storia del tenente Mozzoni dal 25 luglio 1943 al 30 aprile 1945 scritta e illustrata da lui". Dalla caduta di Mussolini alla Liberazione, le avventurose imprese del partigiano "azzurro"
- ufficiale del Genio, autore di una cartografia del confine italo-svizzero che gli varrà il rilascio da un campo di prigionia - riflettono lo spirito di una Resistenza liberale, democratica e da eroe borghese" capace di far convivere l'estremo coraggio con il senso della misura, l'azione con la riflessione, l'assoluta serietà della sfida con l'ironia.
In copertina, un cavaliere in divisa impugna una lunga margherita, nella posa vagamente donchisciottesca del monumento al generale garibaldino Giuseppe Missori nell'omonima piazza milanese, con il cavallo a testa bassa, stanco e forse mogio per le delusioni della storia. La copertina è opera sua, di Mozzoni, come i numerosi disegni che lo illustrano, con un tratto che ricorda il grande Novello. Il libro l'ha pubblicato a Varese Arterigere (per la precisione, ripubblicato: in realtà, uscì per la prima volta in versione lusso stampato per pochi amici trent'anni fa), l'introduzione e le note non potevano essere che dello storico varesino della Resistenza Franco Giannantoni, affascinato da una figura di italiano come non s'incontrano forse più e sulla cui pelle è scritta la trama di una storia patria difficile, controversa e discutibile fin che si vuole ma che non si può fare a meno di conoscere - e di riconoscere - come radice comune. Sia che gli anni siano 150 come quelli appena celebrati dallo Stato unitario o che siano 96 come quelli che il "tenente" Mozzoni compie domani. Con i calorosi auguri della Prealpina.
Il giorno della Liberazione con il paracadute sul prato di San Siro
di FRANCO GIANNANTONI
Guglielmo Mozzoni, brillante tenente del Regio Esercito, fresco laureato in Architettura al Politecnico di Milano, era un giovane liberale. Le radici culturali e politiche affondavano nelle esperienze militari e nelle scelte di vita dei suoi avi così che la Resistenza l'aveva abbracciata con piacere, come cogliesse un fiore delle sue Prealpi, misurandosi con equilibrio e freddezza davanti ad accadimenti imprevisti, risultati mancati, progetti fortemente inseguiti. Non ha mai avuto riconoscimenti pubblici per le sue imprese (e saranno tante e ardimentose) senza che questo abbia mai rappresentato un'occasione di sconforto malgrado le profferte venute dai partiti politici a guerra conclusa che, se accettate, ne avrebbero condizionato a suo dire la libertà, il bene assoluto, Ci fu una sola eccezione, ma faceva parte degli imprevisti della vita, quando aveva ricevuto una medaglia della Sire, la società dedita all'incremento della razza equina, quale segno di stima per essere sceso dal cielo col paracadute sul prato di San Siro nei giorni fatali dell'insurrezione.
Il libro, scritto per passatempo nel 1980 durante la convalescenza dopo una broncopolmonite come recita nella dedica iniziale, rivela il limpido volto di un patriota di quella che può essere definita l'ultima guerra risorgimentale "in cui bene o male - come ha osservato Giorgio Bocca - mettemmo assieme una nazione, una patria".
(dall'introduzione del libro "La vera storia del Tenente Mozzoni", Edizioni Arterigere)
Il progetto di Città Ideale del varesino doveva diventare il "segno" dell'Expo universale di Milano 2015
Un geniale don Chisciotte dell'architettura
Guglielmo Mozzoni è nato a Milano nel 1915, ma ha vissuto dalla sua prima giovinezza nella casa paterna di Varese dove ha compiuto gli studi di ginnasio e liceo classico. Nel 1934, si iscrive al Politecnico di Milano dove si laurea in architettura nel 1939, anno in cui viene anche abilitato alla professione di architetto. Travolto dalla Seconda Guerra Mondiale, è nominato tenente nel 1936 e capitano nel 1941.
Il 25 luglio del 1943, viene incaricato dal Generale Comandante il Terzo Corpo d'Armata di Milano, di recarsi al Comando dei Fasci per chiederne la resa. Va da solo senza salvacondotto e la ottiene incondizionata e senza l'uso delle armi. Passato alla Resistenza, Mozzoni è ufficiale di collegamento tra gli alleati e il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia e viene lanciato in paracadute dalla "Special Force" a Milano nel giorno della Liberazione (i cimeli di questo evento sono esposti al museo del Risorgimento in via Sant'Andrea a Milano). Nel 1945, dopo avere esercitato soltanto saltuariamente la professione, a causa della guerra, assieme al suo collega architetto Luigi Ghidini apre lo studio a Milano e a Varese dove tuttora sono esposti tutti i progetti, sia avveniristici che di restauro.
Il 25 aprile 1970 è invitato dalla Regina Elisabetta alla Corte d'Inghilterra a rappresentare l'Italia nella ricorrenza del venticinquesimo anniversario della Liberazione. Negli anni '70 fonda il movimento di Resistenza Democratica, soffocato dalla violente prepotenza dei politici. Nel 1999 vince il primo Premio Nazionale di Architettura "Trevi Flash Art Museum" con il progetto: "Arco Rovescio - uovo di Colombo per salvare la Torre di Pisa". Ha raccontato parte della sua vita militare e d'architetto nei due libri "La vera storia del tenente Mozzoni" e "L'architetto Mozzoni e i mulini a vento" (Electa). Ha inoltre scritto i libri "Vita da Cani" (Scheiwiller) "Guglielmo Mozzoni e i suoi acquarelli" (Electa) "La Città Ideale", "Basta un Dito" e "Finalmente Soli" (Scheiwiller). Nel 2000 costituisce l'Associazione "La Città Ideale" dove si fondono democrazia telematica e urbanistica avveniristica. Nello stesso anno riceve il Premio Rotary International "Paul Harris" , con la seguente motivazione: 'In segno di apprezzamento e riconoscenza per il suo tangibile e significativo apporto nel promuovere una miglior comprensione reciproca e amichevoli relazioni fra i popoli di tutto il mondo".
(dal sito www.cittaideale.it)
|