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«Ambiente_Società_Territorio» - marzo/aprile 2011
La traversata del lago

Eventi e note

Lo sguardo del geografo nel romanzo "La traversata del lago" opera di Raffaele Pugliese docente della classe A039 all'ITPA "Casula" di Varese

Ogni romanzo ha una geografia che emerge dalla trama letteraria come sistema di relazioni e oggetti che strutturano e sorreggono il discorso narrativo. Talvolta questa rete è così evidente che l'opera viene inserita nella grande categoria della letteratura di viaggio.
Nel romanzo "La traversata del lago" di Raffaele Pugliese il discorso narrativo, a ben guardare, è stato sostenuto dallo sguardo attento del geografo. Il protagonista, il giovane Amerigo, vive sulle sponde di un lago che ha relazioni profonde nel tempo e nello spazio. Il paesaggio in cui è inserito il lago di Varese è stato modellato dalle glaciazioni, dal ghiacciaio del Verbano che ha scavato la conca lacustre e lasciato colline moreniche e massi erratici. In questo ambiente, nella fase interglaciale sono giunte comunità preistoriche che hanno fondato vari insediamenti tra cui quello dell'Isolino Virginia.
Amerigo apprende da Ezio, il vecchio saggio pescatore, la storia naturale del suo lago, perché la conoscenza del mondo esteriore gli è indispensabile per la comprensione del suo universo interiore, travagliato dal lutto della perdita del padre e dall'incertezza sulla scelta dell'indirizzo da dare al suo futuro e perché il cammino nella geografia del lago è indispensabile per la scoperta della geografia dell'anima.
E l'anima del ragazzo è talmente impregnata di lago, di canneti, di fioriture di ninfee, di ontani, di carici, che Ezio lo invita all'uso di un doppio sguardo, centripeto e centrifugo. Verso il cuore del lago attraverso l'apprendimento delle tecniche di pesca e dei segreti della cultura materiale e l'ascolto delle leggende, dei miti, della storia, e verso il Campo dei Fiori da cui il lago apparirà al ragazzo nella sua minima incantevole bellezza e tessera d'acqua nel multiforme mosaico del vasto mondo.
Il paesaggio in cui Amerigo è nato e in cui è immerso fin da bambino è l'eden in cui i pescatori credono sia tutto immutabile, nella gioia e nel sacrificio della pesca, nella fatica e nell'incanto del lavoro notturno della pesca ai persici con le retine. Il climax che l'ecosistema naturale ed umano sembra aver raggiunto, l'equilibrio sostenibile creato da pescatori con tecniche e regole capaci di perpetuare il capitale ittico e ambientale per le future generazioni è destinato ad un grave sconvolgimento. Siamo agli inizi degli Anni Sessanta e le sponde del lago sono popolate da ben 71 impianti industriali, alcuni di grandi dimensioni, e da oltre 50.000 abitanti. Il dramma, dopo numerosi segnali premonitori, si consuma all'improvviso in una notte del luglio del 1964, quando il livello di ossigenazione delle acque per effetto dell'eutrofizzazione è così basso da provocare una ingente moria di persici, alborelle ed altre specie ittiche. E' lo shock per i pescatori e per tutta la comunità che gravita intorno al lago, consapevoli ora che il lago è gravemente ammalato. Il paradiso è andato perduto.
Nel romanzo l'occhio del geografo non smette di indagare attraverso lo sguardo del protagonista e il racconto del vecchio pescatore. A volte indugia nella descrizione del paesaggio e si incanta: "?ripensava alle albe invernali, alle tinte rosate dell'aurora, al sole pallido che stentava ad attraversare la bruma del mattino, ai ghiacci che ricoprivano il lago di un pavimento durissimo e alla galaverna che tutto irrigidiva in una immobilità senza tempo?" " ?marzo e aprile sono i mesi dei cambiamenti repentini, delle brezze che piegano le canne in un gioco che produce correnti di suoni e brusii e borbottii. Le castagne d'acqua, le foglie di ninfea e di loto disegnano mappe misteriose sulla superficie dell'acqua, geografie improbabili e struggenti che invitano al sogno, alla ricerca di tesori sepolti nei luoghi dell'immaginazione. Ontani solitari e possenti, con le radici e i tronchi immersi nelle acque, si ergono nei prati allagati dalle piogge e dal lago tracimato dopo intensi e interminabili temporali."

La geografia dei luoghi è fatta anche di punti di riferimento solidi, il mondo di Amerigo non è solo la casa e la finestra della camera che affaccia sul lago e da cui ha scoperto l'eterno divenire della natura e l'impermanenza delle cose, ma è anche il profilo austero del Campo dei Fiori che si specchia nel lago, la Volta d'Amore, il promontorio del Pizzo, l'isolino Virginia, i legnai, il Tinella, il chiostro di Voltorre, il Canale Brabbia che collega il lago alla Palude. Il ragazzo entra nella Palude con la sua barca, si immerge in un ambiente tropicale dove vive una grande varietà di fauna e flora, scopre i chiari scavati dai turbatt, i cercatori di torba, e i baltich, isole di canne vaganti sulle acque. Sullo sfondo della palude, contro il cielo, i resti della fornace ormai abbandonata.
Il lettore entra nel mondo del lago e costruisce la sua mappa mentale, la popola di oggetti e visioni personali e Il lago di Amerigo rinasce e si arricchisce; muta la geografia del lago nella geografia dell'immaginario del lettore.

Ambiente Società Territorio, n. 2 - marzo/aprile 2011 - pag. 42

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