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«La Provincia di Varese» - 21 febbraio 2011
Varese, Garibaldi ed Urban nel 1859

[ IL VOLUME/TESTIMONIANZA DAL 1859 ]
Il "prete-garibaldino" e i ricordi della città in battaglia
Don Giuseppe Della Valle lo scrisse nel 1863, ora la ristampa. Venerdì la presentazione in biblioteca

«Esiste tuttavia fra il clero una porzione che, guidata da costante amor di patria, e convinta che questo non può e non deve assolutamente essere contraddetto e condannato dalla religione del Vangelo e dalla missione sacerdotale che dal Vangelo ne venne per il bene dell'umanità, animosa sostiene e propugna coll'Italia la causa d'Italia e quella de' Popoli oppressi». Lo scrisse don Giuseppe Della Valle nel 1863 in "Varese, Garibaldi e Urban nel 1859", tipografia Carughi, grande diffusione e gran consenso popolare.
L'Anpi lo ripropone per i centocinquant'anni dell'Unità d'Italia affidandone la ristampa ad Arterigere e lo presenta venerdì (25 febbraio) alla biblioteca civica (ore 18, relatore Angelo Chiesa). E' una bella occasione per rivisitare la nostra storia, il nostro patriottismo.
Anche per riscoprire il Della Valle, nato nel 1823 da Pietro ed Emilia Zanzi, prete dal '44, bravo organista, morto nel '77. Fu un varesino innamorato di Varese. La sua città, spiegò, avrebbe dovuto serbar memoria degli eventi garibaldini perché lì Garibaldi aveva «? primieramente guadagnato sugli animi facilmente impressionabili e proclivi all'entusiasmo della prode e generosa nostra gioventù quella morale ed irresistibile influenza che doveva accrescere di mille e più mille la schiera degli invincibili campioni d'Italia. Ed era stato a Varese ch'egli aveva iniziato ? l'elenco di quei fatti prodigiosi e grandi che di vittoria in vittoria lo portarono in Sicilia e la cui serie non sarà compiuta se non allora che l'Italia sarà Una sotto la nazionale bandiera eretta in Campidoglio».
Il Della Valle mise in luce la partecipazione popolare, descrisse quanto d'eroico e meno eroico avvenne (spie, profittatori e traditori non mancarono ed egli lo denunzia con franchezza) nei momenti più significativi vissuti dai varesini dal '48 al '59 e completò la narrazione con appendici ricche di documenti rari. Allargò successivamente l'impegno di scrittore e interprete della realtà locale facendo il giornalista. Fu elemento di prim'ordine della «Libertà», il periodico fondato nel maggio 1863 da tre avvocati d'ispirazione mazziniana, Giuseppe Bolchini, Ugo Scuri e Vittore Prestini, favorevole alle prime manifestazioni del movimento operaio.
Quando la «Libertà» cessò le pubblicazioni, s'avanzò coraggiosamente il Della Valle a far nascere un nuovo giornale, «La Cronaca Varesina», il primo ottobre 1866. Essa trattò di questioni amministrative, industriali e commerciali non dando grande spazio alla politica.
Ebbe il merito di essere un utile servizio per i cittadini: il suo esempio, con opportuni miglioramenti e innovazioni, sarebbe servito ai giornali, più importanti e completi, che Varese avrebbe avuto negli anni successivi al 1873, quando la Cronaca chiuse.
Max Lodi

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