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«La Regione Ticino» - 19 febbraio 2011
Educazione laica negli anni Cinquanta

L'esperienza laica del Villaggio Cagnola
Sta oggi tornando d'attualità il tema di un'educazione laica, cioè aperta al confronto e allo spirito critico, che mette al centro l'allievo, lo responsabilizza e fa del pluralismo) (di culture ed esperienze diverse) la sua essenza. Un simile percorso fu sperimentato nel dopogucrra a Rasa. vicino a Varese, dove per quindici anni fu attivo il Villaggio 'Cagnola', di cui si occupa lo storico Carlo Mosso in un saggio lntroduttivo agli atti di un convegno del 2005 (Educazione laica negli anni cinquanta. Il Villaggio 'Sandro Cagnola' alla Rasa di Varese, Edizioni Arterigere). Il libro sarà presentato oggi alle 18, a Varese nella sala Filmstudio 90, via De Cristoforis 5.
Voluto dal Comitato milanese per l'infanzia, il Villaggio 'Cagnola' nacque nel 1948 dagli slanci ideali della Resistenza, nel parco donato dalla famiglia Cagnola al Comune di Mllano. Si occupo soprattutto di bambini e adolescenti, attuando percorsi innovativi in campo educativo. Si trattava di assicurare assistenza e formazione a ragazzi segnati dai traumi della guerra e ai bambini i cui parenti erano vittime della repressione delle lotte popolari. Più tardi accolse anche ragazzi in situazioni familiari difficili. Ma vi erano pure genitori che affidavano i loro tigli al Villaggio per la sua impronta laica. Nel '50 si passò dalle baracche di legno ai moderni edifici in muratura progettati dall'architetto svizzero Hans Fischli, grazie alla Centrale sanitaria svizzera. Venne assicurata una formazione primaria e una preparazione professionale ai 'cittadini' (con laboratori di falegnameria. di meccanica, una tipografia e pure una piccola fattoria). Grande spazio veniva dato alle attività espressive (dal teatro alla pittura), I ragazzi erano definiti 'cittadini' in quanto le attività erano destinate a formare i membri della nuova Repubblica, attraverso la partecipazione e la responsabilità reciproca. A dare una spinta decisiva in questa direzione furono Sergio e Rosina Rossi. Lui partigiano, insegnante, con una formazione anche in ambito artistico (si era diplomato a Brera), lei giovane socialista ticinese, discendente da emigranti friulani, aveva seguito a Milano una formazione di educatrice (Rosina Rossi vive tuttora a Stabio). Rossi assunse la direzione del Villaggio nel 1952.
«Originariamente quello della Rasa fu uno dei tanti Villaggi dei raguzzi unti in Europa nel dopoguerra, aderenti alla Federazione internazionale delle comunità dei ragazzi, organismo dell'Unesco, Si trattava di una forma di sperimentazione della democrazia e forme di insegnamento non ideologiche o calate dall'alto, dopo i disastri dei totalitarismi» dice Carlo Mosso, Il Villaggio manteneva un'ampia rete di contatti con altre istituzioni, in Italia e all'estero: organizzazioni di lavoratori, personalità politiche, dell'arte e della cultura (basti ricordare i nomi di Gianni Rodari e Renato Guttuso). La morte prematura del direttore nel 1961, a soli 40 anni, e il cambiamento sociale determineranno la chiusura del Villaggio nel 1963. «L'intera vicenda afferma Carlo Mosso ha in ogni caso inserita nel pesante clima culturale degli Anni Cinquanta, tipico della guerra fredda: una restaurazione che tocco, oltre all'amministrazione, anche la scuola». A Sergio e Rosina Rossi è pure dedicato un sito internet (www.sergiorossi.ch),
Carlo Musso si è laureato in storia a Firenze e si è poi occupato di storia della Resistenza, Oggi insegna alla Scuola cantonale degli operatori sociali.
EDY BERNASCONI

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