|
«La Provincia di Varese» -
21 ottobre 2010
Cose dell'altro Secolo
LA PROVINCIA - 21 OTTOBRE 2010 - [CULTURA 55]
Quei miracoli a Milano nella penna di un varesino
Il libro «Cose dell'altro secolo» del giornalista Franco Tettamanti raccoglie cinque anni della sua rubrica sul Corriere della Sera
di Mario Chiodetti
VARESE I miracoli, a Milano, accadono ancora. È sufficiente evocarli con la forza della memoria, la passione dei vent'anni e un pizzico di nostalgia di quella buona, felliniana. Ci riesce Franco Tettamanti, giornalista del «Corriere della Sera» in un libro che raccoglie 204 rubriche, scritte in cinque anni con pazienza e sagacia nelle pagine milanesi del quotidiano, e intitolato «Cose dell'altro Secolo, protagonisti, storie, fatti e misfatti nell'Italia e nella Milano del Novecento» (Edizioni Arterigere).
Mondi grandi e piccoli balzano fuori con straordinaria vivezza dalle oltre 400 pagine del volumetto, e la cronaca a poco a poco diventa letteratura, attingendo essa stessa da letterati e musicisti, artisti di varietà, primedonne e mannequin, giornalisti e scrittori, industriali e commendatori. Insomma il "tout Milan" mescolato con arte sapiente, quel crogiolo di intelletti e mattoidi culla e fucina di (quasi) ogni iniziativa culturale e imprenditoriale del secolo scorso, una città in continuo fermento, capace di accogliere e a volte di farsi maledire, di diventare capitale morale e immorale, ma di regalare momenti indimenticabili, legati un "cicinin" a ciascuno di noi.
Scorrere le pagine del libro è come entrare in un documentario di quel li proiettati una volta al cinema prima della pellicola, tipo la "Settimana Incom" di Lamberto Sechi, tanto i fatti e i personaggi diventano vivi al momento della loro riscoperta: ecco il "martinin" Angelo Rizzoli fondare la sua prima tipografia, Macario lanciare in passerella Sandra Mondaini, Orio Vergani con Bacchelli, Vellani Marchi, Parenti, Ramperti e compagni inventare il "Premio Bagutta".
Tessere di un complicato e meraviglioso mosaico lungo cent'anni che travalica i confini meneghini per attraversare l'Italia con un'onda lunga, inarrestabile.
Spazio ai ricordi d'infanzia di Franco, alle "Cose più grandi di lui", per dirla con il titolo del romanzo di Luciano Zuccoli (pure ricordato in rubrica) ai maestri incontrati per strada, da Indro Montanelli a Gianni Brera, da Mario De Biasi a Giorgio Lotti a Uliano Lucas, ai grandi fatti di nera (ricordate Rina Fort e il massacro di via San Gregorio?) ai cantori del noir metropolitano come Scerbanenco e Olivieri, alla rapina del Ciappina a via Osoppo e a quella tragica della banda Cavallero che ispirò a Lizzani il film "Banditi a Milano", con uno stellare Gian Maria Volontè.
«Non a caso il libro è dedicato a Guido Vergani, uomo di classe e bravura e di grande modestia, che mi ha trasmesso la malattia per Milano e la sua storia recente. Lui la sapeva raccontare come nessuno e ho voluto dare una sorta di continuità al suo lavoro al "Corriere"», racconta Franco Tettamanti, che il vicedirettore del "Corrierone", Gian Giacomo Schiavi, ha definito nella prefazione «un pittore che invece di dipingere, scrive».
Un cronista alla Flaiano o alla Fusco, sulla notizia con poesia e precisione, e soprattutto con amore per il mestiere e i suoi imprevisti.
«La rubrica continua a darmi grandi soddisfazioni. Mi ha chiamato Eugenio Finardi per invitarmi a una sua serata al Blu Note, in passato mi hanno fatto i complimenti il Mago Zurlì, Sandra Mondaini, Lea Pericoli, Sergio Bonelli. Parlo di personaggi in gran parte dimenticati, uomini di spettacolo che hanno fatto la storia della comicità e del teatro ormai confinati in qualche trasmissione notturna della Rai o sul satellite. Ho la fortuna di poter attingere allo smisurato archivio del giornale, potrei continuare a scrivere per altri vent'anni», dice Tettamanti, tra l'altro presidente dell'associazione culturale onlus la Casa di Nando.
«Il passato ci insegna belle cose, fatti che ci uniscono nel ricordo, nelle esperienze comuni di vita. Ho nel cassetto pacchi di lettere di lettori e di parenti delle persone che ho descritto, testimonianze piene di affetto e riconoscenza. Ringrazio poi l'editore Arterigere per aver creduto al progetto di riunire in volume il lavoro di cinque anni».
Il libro di Tettamanti ci fa ritornare ad amare Milano, una città oggi snaturata e privata della sua più vera identità come molte altre realtà italiane, ed è una Milano dai mille volti ognuno dei quali ha una fisionomia compiuta e difficile da dimenticare.
Sia quella di un Duilio Loi campione del mondo dei welters junior o di Eugenio Montale critico musicale del "Corriere", delle periferie di Giovanni Testori come del Tecoppa brumista di Edoardo Ferravilla. E chiosa Robertino Ghiringhelli nell'indovinata postfazione: «Emerge tutta la vivacità sonnacchiosa e/o chiassosa di un mondo ove cielo e inferno giocano a rimpiattino e gli angeli e le marionette della vita tentano di sembrare uomini. Nel Novecento ci si è riusciti. E adesso?».
PROTAGONISTI
Uomini che hanno fatto la storia della comicità e del teatro ormai confinati in qualche trasmissione notturna della Rai o sul satellite.
I LETTORI
Ho nel cassetto pacchi di lettere di lettori e di parenti delle persone che ho descritto, piene di affetto e riconoscenza.
Da «Radio Varese» ai quotidiani
Franco Tettamanti, giornalista e scrittore, è nato a Varese. Dopo gli esordi a «Radio Varese», è stato redattore al «Giornale nuovo» e a «la Repubblica» e collaboratore de «l'Unità» e «Italia Oggi».
Attualmente lavora nella redazione milanese del «Corriere della Sera».
Ha pubblicato due raccolte di racconti: «Questa volta non scendo» e «L'ultima nuvola a sinistra», segnalato al Premio Chiara 2008.
È presidente dell'associazione onlus di volontariato culturale «La casa di Nando».
|