«Le Monde diplomatique» - 14 ottobre 2010
Teruel-Malaga 1936-1939
22 ottobre 2010 Le Monde diplomatique il manifesto
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GUERRA CIVILE SPAGNOLA
Due passioni e una scelta di campo
CHISSÀ SE I 65 ANNI passati dalla fine della 2a Guerra mondiale sono sufficienti per analizzare eventi e passioni, drammi e speranze con un po' di «distacco» storico. C'è chi ci sta provando, per esempio in Germania dove pure il peso della memoria è più gravoso. L'impresa è difficile a casa nostra, dove la ricerca storica e soprattutto politica è segnata dalle troppe malattie costitutive del dopoguerra, o meglio della stessa Unità d'Italia: trasformismo, perdonismo e infine revisionismo da un lato, agiografia eroica dall'altro - quest'ultima dissolta ormai da tempo, con la scomparsa dei protagonisti della resistenza antifascista e antinazista. Poche voci dalla parte dei giusti hanno tentato una lettura diversa, fuori dai luccichii delle medaglie e degli eroismi. Per restare al campo della letteratura, il commissario politico delle Brigate Garibaldi dell'Ossola, Gino Vermicelli, in «Viva Babeuf» lesse la lotta partigiana come scelta obbligata, sociale ed etica prima che politica, per migliaia di giovani costretti a schierarsi dentro il precipitare degli eventi bellici. Altrettanto coraggiosa la ricerca del comandante azionista Nuto Revelli che, nel punto terminale della sua straordinaria narrazione è riuscito a chiudere il cerchio con Il disperso di Marburg, il «tedesco buono» cercato per tutta una vita. Al contrario, la politica ha fatto scempio della memoria e infine della verità storica: rimbombando ancora le parole del già presidente della Camera Luciano Violante sui «valori» dei ragazzi di Salò.
Confessiamo di aver affrontato il libro Teruel-Malaga / Un antifascista svizzero e un fascista italiano nella guerra civile di Spagna: memorie di lotta, sofferenze, passioni con qualche diffidenza, avendo ancora in testa e sullo stomaco revisionismi alla Violante e pentitismi alla Pansa (il sangue dei vinti). Ci eravamo sbagliati. L'autore Massimo De Lorenzi, svizzero ticinese, raffronta con coraggio e onestà non «neutrale» la storia di due nemici, Eolo Morenzoni partito minorenne da Lugano per combattere da comunista nelle brigate internazionali e Dario Ferri, livornese fascista nella Legione «Dio lo vuole» al servizio di Franco e della Chiesa spagnola e consegna al lettore un materiale inedito fatto di due narrazioni che riassumono in sé due mondi, due passioni anche, opposti. Due etiche che impongono una scelta di campo, obbligata come quella che spinse tanti giovani a schierarsi dalla parte giusta e non per dannunziane epiche guerresche. Da una parte c'è l'odio per la guerra, dall'altra la sua esaltazione. Eolo pagherà la sua scelta di campo e di classe con il carcere, non in Spagna ma nella «non allineata» Svizzera, poi con l'isolamento e il controllo asfissiante della polizia politica elvetica. Dario invece perderà solo il posto di lavoro e subirà la condanna al ritiro della medaglia al valore, ritiro per altro mai avvenuto. Così sono andate le cose, e non solo a Eolo e Dario.
LORIS CAMPETTI
TERUEL-MALAGA
Massimo De Lorenzi
Edizioni Arterigere
Collana La Memoria, 14 euro
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