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«Azione» - 26 luglio 2010
La cassetta di Giuliano

Azione - Settimanale della Cooperativa Migros Ticino · 26 luglio 2010 · N. 30 39
Cultura e Spettacoli
Sul pessimismo agonistico
Parallelli e meridiani - La grande guerra e il dramma di una famiglia italiana

Un libro privato in cui però attraverso una vicenda personale emerge la vicenda collettiva del fascismo

Giovanni Orelli
Il libro di Franco Modesti, La cassetta di Giuliano, Edizioni Arterigere, Collana «La Memoria», con un saggio di Franco Giannantoni, Varese, 2009, euro 14, può sembrare un libro «privato». Un avvocato, Franco Modesti, ricostruisce a distanza, attraverso lettere sopravvissute, la vicenda umana di un fratello morto in Albania il 25 luglio 1943, che è anche il giorno dell'arresto di Mussolini. L'autore, nella stringata, austera prefazione (dopo i tagli a «qualche ricordo troppo personale») la chiama «la vicenda delle illusioni giovanili, delle speranze, delle delusioni e dell'inutile morte in guerra di Giuliano, il primo di noi quattro fratelli Modesti...». Basta questo per avvertirci che questo è si un libro privato, ma è anche un libro che, attraverso vicende personali, parla (e come parla!) di una famiglia divisa dalla vicenda collettiva del fascismo.
Per anticipare una conclusione: se un giovane lettore di oggi, diciamo uno fra i non tantissimi che leggono, si rifiuta, per vari motivi suoi, di «studiare» impegnativi libri di storia per conoscere la poco resistita ascesa di Benito Mussolini, la sciagurata alleanza con Hitler fino al crollo disastroso, potrebbe leggere con profitto un «exemplum» come questo. In una famiglia della borghesia varesina, la famiglia Modesti, il maggiore di quattro fratelli, Giuliano, nato nel 1918, si entusiasma per il fascismo e diventa attivo tra i mussoliniani accesi: sarà volontario in camicia nera dagli anni 40 via, nella guerra che aveva lo scopo di «rompere le reni alla Grecia». La Grecia fu strappata agli inglesi da Hitler, non dagli Italiani, «alla fine di maggio. In pochi giorni di primavera Hitler era riuscito a concludere un'impresa che Mussolini fallì dopo un intero inverno di battaglie».
Gli altri componenti-figli della famiglia sono: Renzo, nato nel '20, morto nel '93, che si laureò a Neuchâtel durante l'internamento in Svizzera. Renzo è poeta, uno della «linea lombarda» che era come sotto il patronato di Luciano Anceschi: con Luciano Erba, Nelo Risi, Giorgio Orelli e altri. Piero, il quarto, è del '25, è morto nel 2009, si dedicò soprattutto alla medicina sportiva con particolare attenzione per i ciclisti. E Franco, l'autore di questo libro: un cronista probo, che si sforza - e ci riesce - di fa capire al lettore il folle sogno di potenza mussoliniano. Al servizio de Sul ponte di Perati, bandiera nera!

L'è il lutto degli alpini che fan la guerra,
la meglio gioventù che va sotto terra.
Quelli che son partiti non son tornati,
sui monti della Grecia sono restati!

Pessimismo alimentato dalle paure, dal crollo con la morte di Giuliano, molto amato e aiutato, nel tentativo fallito, di fargli vedere come stavano le cose. E c'è la madre, che soffre più di tutti (si veda, alla pagina 375, un bel disegno a sanguigna di questa «mater dolorosa», del figlio Franco: è nella Documentazione fotografica, nella parte finale del libro: più di cento pagine in cui «spiccano», se cosi si può dire, le caricature fatte da Giuliano). Per anni angosciosi la famiglia non saprà nulla né sul come né sul dove della tragedia. Il fratello Renzo, il poeta, anni dopo, nel '68, pubblicherà questo ricordo:
«Se mai cadesse un fiore sulla tomba / del fratello, su quella terra che nessuno / seppe dire. Se mai cadesse su quel poggio / di ulivi o qualcuno ancora pensasse / alla carcassa incendiata di una blindo / tra Patos e Fieri, quanta speranza / per il mondo. Ma si uccide ogni giorno / in troppe parti. Lo scrivono i giornali / e c'è chi non ritrova il corpo amato».
Ecco: una guerra-follia, come è la guerra vissuta, rivissuta attraverso lettere di più persone. Guerra vissuta dal di dentro, intorno a Giuliano «divorato come migliaia di suoi coetanei dalla febbre del fascismo in una città di provincia, Varese, sonnolenta e conformista» come racconta Franco Giannantoni nel suo attentissimo saggio. Parlano anche parole di Giuliano, dettate dalla realtà: «Ma quel che è peggio sono i pidocchi. Non faccio che grattare e ammazzare, eppure sono sempre pieno!».




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