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«Erre» - luglio/agosto 2010
Berlusconi e il berlusconismo

Libreria
Berlusconi e il berlusconismo
Diego Giachetti - Edizioni Arterigere, Varese, 2010, pp. 182, euro 12.00

A ridosso dell'ultima scadenza elettorale regionale, con una situazione del centro destra alle prese con scandali di tutti i tipi in tutti i settori, è indicativo che non pochi analisti prevedessero un suo insuccesso unicamente per effetto di trascinamento dei risultati delle regionali francesi, e di solito argomentavano che bisognasse tenere presente l'orizzonte europeo, secondo cui gli elettori puniscono i governanti che non sono in sintonia con la realizzazione dei loro bisogni materiali e dei loro sogni-desideri.
Come mai in Italia accade il contrario? Cioè gli elettori premiano il governo e puniscono le opposizioni. Coloro che si arrovellano intorno a tale questione possono trovare nel libro diverse anticipazioni di argomenti sviluppati per spiegare i comportamenti che hanno prodotto il risultato elettorale. L'antiberlusconismo, si legge nelle pagine finali del libro, ridotto alla questione della persona ha ottenuto finora l'effetto paradossale di "ingigantire il personaggio e di banalizzare il fenomeno", senza che la sinistra o ciò che di essa resta, "abbia mai investito concretamente e a fondo in una nuova idea di società". Questa conclusione è ricavata da una disamina del quadro storico-analitico che ha per oggetto la trasformazione della repubblica italiana attuatasi nell'ultimo trentennio. Contemporaneamente, accanto all'analisi del berlusconismo è sviluppata un'analisi altrettanto disincantata e impietosa dell'antiberlusconismo, le sue debolezze, incertezze, inquietudini per cui esso è ormai è inserito a tutti gli effetti nel sistema berlusconiano, diventando sempre più un prodotto indotto e privo della capacità di elaborazione culturale indipendente.
Occorre disintossicare coloro che sono in preda dell'illusione che la magistratura con le sue inchieste ponga fine all'era berlusconiana, che le campagne di informazione possano far cessare il consenso dell'opinione pubblica: all'origine del successo di Berlusconi c'è il tracollo delle forme di lotta e organizzazione del Movimento operaio negli anni '80 del Novecento, a cui è seguita la rinuncia ai metodi delle procedure della politica, ritenuti inutili, né vale il surrogato delle tecniche e metodi di comunicazione post-moderna e post-politica.
Ironizzare, svilire, ridicolizzare l'avversario non ha impedito le sue vittorie e, per dirla con Gramsci, "è di per se stesso un documento dell'inferiorità di chi ne è posseduto... un giudizio sulla propria incapacità e debolezza". Questa assunzione metodologica, accanto a quelle elaborate negli anni di incubazione e di vittoria del fascismo, costituisce il criterio che porta ad escludere che il berlusconismo, senza essere paragonabile al fascismo, possa considerarsi una parentesi dello spirito, quanto piuttosto l'autobiografia della nazione di gobettiana memoria. Il berlusconismo non è un prodotto di Berlusconi, come modello antropologico e culturale è stato non creato ex novo ma estratto dalle viscere profonde dell'Italia. Esso ha trovato il suo perfezionamento e il suo adattamento alla realtà contemporanea nel consapevole utilizzo del mezzo televisivo, del quale sono state sfruttate la necessaria superficialità, la conseguente mancanza di memoria, l'inevitabile ricerca del sensazionale, il connaturato prevalere dell'immagine sul concetto.
In un'epoca in cui si è vanificata l'opposizione società civile-Stato, e ogni cosa sembra portare in sé la sua contraddizione, il tessuto sociale si lascia sussumere dal primato della soggettività, dell'emotività e del relativismo etico, acutizzando la crisi dei modelli, che nei decenni precedenti erano giunti quasi a destrutturare la vecchia e opprimente struttura di classe, induce alla formazione di nuove opinioni pubbliche che costituiscono la base dell'alleanza identitaria tra la Lega padana e il PdL. È questa società civile, e questi bisogni che Berlusconi ha saputo interpretare, sintetizzare, legittimare, che si è fatta Stato attraverso un nuovo ceto politico raccolto attorno a lui. Il libro è lo svolgimento dell'insieme di questi fattori, debitamente storicizzati negli ultimi trent'anni, utilizzando gli esisti della recente analisi economico-sociale, politica e socio-politica. Né manca di mostrare le contraddizioni del fenomeno Berlusconi nel suo affermarsi considerando che la sua origine è nell'occupazione di un vuoto nel sistema politico. La scesa in campo di Forza Italia, infatti, facendo le debite proporzioni storiche, richiama il bonapartismo. Si ha così modo di mettere in evidenza le contraddizioni di cui vive il berlusconismo sociale, la tragicità della situazione è che esso ne ha più consapevolezza dei suoi avversari.
Francesco Racco

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