Edizioni Arterigere   Home  | Stampa | La Provincia di Varese   testuale spaziatore  
- Home
- Libri
- Autori
- Ordini
- Rassegna stampa
* 2011
° 30 dicembre 2010
  varesereport.it
° 21 dicembre 2010
  memoriarinnovabile.org
° 17 dicembre 2010
  Liberazione
° dicembre 2010
  Patria
° dicembre 2010
  PaginaUno 20
° dicembre 2010
  Il Segnalibro 167 
° dicembre 2010
  Il Segnalibro 167
° 27 novembre 2010
  La Repubblica
° novembre 2010
  Notiziario CDP 218 
° novembre 2010
  Notiziario CDP 218
° novembre 2010
  Il Segnalibro 166
° 24 ottobre 2010
  La Provincia di Varese
° 23 ottobre 2010
  Il Giorno
° 21 ottobre 2010
  La Provincia di Varese
° 14 ottobre 2010
  Solidarietà
° 14 ottobre 2010
  Le Monde diplomatique 10
° 20 settembre 2010
  archiviostorico.it
° 8 settembre 2010
  modenainbici.it
° settembre 2010
  Samurai
° 7 agosto 2010
  La Provincia di Varese
° agosto 2010
  Fenix 22
° 26 luglio 2010
  Azione
° 20 luglio 2010
  archiviostorico.it
° 5 luglio 2010
  Messaggero Veneto
° luglio 2010
  Erre 39
° luglio 2010
  BikersLife 7
° 24 giugno 2010
  La Provincia di Varese
° 8 giugno 2010
  La Provincia
° giugno 2010
  lo Strillo 6
° 9 maggio 2010
  Corriere della Sera
° 25 aprile 2010
  il Giornale
° 11 aprile 2010
  La Provincia di Varese
  Berlusconi e il berlusconismo
  Diego Giachetti
° aprile 2010
  Il Segnalibro 160 
° aprile 2010
  Il Segnalibro 160
° 12 marzo 2010
  La Provincia di Varese
° marzo 2010
  Il Segnalibro 159 
° marzo 2010
  Il Segnalibro 159
° 24 febbraio 2010
  La  Prealpina
° febbraio 2010
  Il Segnalibro 158
* 2009
* 2008
* 2007
* 2006
* 2005
* 2004
- Contatti
- Leggere tutti !
Facebook
MySpace
Google libri

«La Provincia di Varese» - 11 aprile 2010
Berlusconi e il berlusconismo

Bossi e Berlusconi, abiti diversi ma stessa sostanza

di Max Lodi

Si obietta all'eccesso di condizionamento della Lega verso il Pdl: vinte le elezioni, Bossi ha presentato il conto a Berlusconi. Non doveva, tra alleati i patti si fanno prima e non si ridiscutono dopo. Ma davvero? Curiosa interpretazione della politica, che è pragmatismo, trattativa, rapporto di forza. Che è la prosecuzione della guerra (ideale) con altri mezzi (materialissimi). E poi: siamo sicuri che non sia andata diversamente, che non sia stato Bossi a leghistizzare Berlusconi anziché Berlusconi a berlusconizzare Bossi? Circola da qualche giorno un interessante saggio, edito dalla varesina Arterigere e scritto dallo studioso torinese Diego Giachetti, in cui si analizza il fenomeno (appunto) del berlusconismo. Se ne racconta come d'un tratto antropologico degl'italiani, altro che come parentesi o accidente o deviazione del grande spirito della storia.
Il berlusconismo - e qui forziamo un po', ma non troppo - l'interpretazione di Giachetti, sarebbe (è) preesistito a Berlusconi. Non è stato questi a inventare quello, è stato quello a scoprire questi, incaricandolo di cogliere, interpretare, dare rappresentanza a ciò che già il carattere, l'umore, l'emozionalità di parte degl'italiani possedeva. Ma se è vera una tale analisi, che cosa più del leghismo non insisteva già nel sentimento, nelle vocazioni, nella quotidianità d'una tal parte d'italiani, soprattutto del Nord ma non solo del Nord? Sfrondato da folclorismi di maniera, esagerazioni tattiche, estremismi dialettici e calcolate rozzezze il leghismo significa voglia di tranquillità, di ordine, di sicurezza; esprime la paura dell'esproprio dei localismi, delle tradizioni, dei valori antichi; diffida d'uno Stato lontano, di deleghe ambigue, d'incursioni incontrollate sul suo territorio nativo.
È questa federazione di stati d'animo il vero autonomismo ideale e strategico su cui si fonda il movimento di Bossi. Tutto il resto è tattica, duttilità, realismo. L'acume antico (scarpe grosse e cervello fino) messo al servizio delle astuzie contemporanee.
A tutto ciò Berlusconi non è affatto estraneo. Anzi, vi familiarizza con convinzione. Sa che un movimento che pratica una politica orizzontale - cioè sul territorio, frantumando gli steccati tra le classi sociali e rendendo per davvero liquida e disponibile la ricchezza umana di cui esso dispone - favorisce la verticalità del piano organizzativo di gestione del Paese. Perché, ridistribuite le carte del gioco, tutti vi si sentono più partecipi, il capo del governo diviene un leader carismatico, l'identificazione con lui prescinde da quella dei problemi che egli prova a risolvere. In fondo, Berlusconi sa - anche se non lo dichiarerà mai - che agisce non assieme a Bossi, ma per conto di Bossi. Sa tuttavia che così facendo, non soddisfa tanto l'interesse prevalente dell'alleato, quanto il suo: perché lui è un leghista, per così dire, inconsapevole o camuffato, indossa (o tiene nascosta) la camicia verde sotto il blazer blu ed è certo che senza il tessuto ruvido della prima non durerebbe la stoffa pregiata della seconda. Sono tutt'e due spregiudicati, Berlusconi e Bossi. Ma la spregiudicatezza, in politica, è una virtù e non un vizio: tant'è vero che Berlusconi e Bossi fanno dell'antiberlusconismo e dell'antileghismo due puntelli della Pagania. Pagania, proprio così: un'alleanza laica, disincantata, multiforme. Quello che la sinistra vorrebbe e non riesce a costruire, incapace com'è d'investire in una nuova idea di società. Di alleanze politiche. Di futuro.
Max Lodi

   p01.jpg    p07.jpg
Valid HTML 4.01 Transitional
Credits
Arterigere - Chiarotto Editore - Piazza De Salvo 7 - 21100 Varese
Tel/Fax 0332.264467 - e-mail info(at)arterigere.it