«La Provincia di Varese» - 12 marzo 2010
La cassetta di Giuliano

sabato 7 agosto 2010
LA PROVINCIA DI VARESE - 43 | CULTURA
Andare alla guerra per una fede
La tragedia di un figlio del Littorio
La storia del varesino Giuliano Modesti raccontata 60 anni dopo dal fratello Franco
Una famiglia antifascista, poi il culto di Mussolini fino al drammatico epilogo in Albania
Potremmo dire che questa è la storia d'uno di loro, dei figli d'una generazione che fu detta perduta, e non a torto. La generazione che nacque e crebbe dentro il fascismo
di Max Lodi
Potremmo dire che questa è la storia d'uno di loro, dei figli d'una generazione che fu detta perduta, e non a torto. La generazione che nacque e crebbe dentro il fascismo, s'informò a ideali costumi e usi d'un progetto che riteneva a misura dell'uomo nuovo, coltivò il mito della grande guerra e ne aborrì le scalfitture protestatarie, detestò le sonnolenze borghesi e gli opportunismi intellettualistici, scomunicò i diffidenti d'un tale ardore rivoluzionario.
Alla generazione perduta appartenne Giuliano Modesti, alto, bello, simpatico, figlio d'una famiglia varesina d'origini umbro-toscane, primogenito per il quale il padre Egineo - avvocato, collaboratore di Andrea Beltramini, antifascista e compagno di fede di Gonzales e Greppi - aveva immaginato una riverita carriera forense. E un impegno politico, qualora se ne fosse manifestata la vocazione, di segno eguale al suo.
Invece Giuliano vien preso dal febbrone mussoliniano, che gli sale a temperatura così alta da contrapporlo aspramente al babbo e da indurlo a partecipare come volontario alla spedizione greco-albanese, inverno 1940. In famiglia sono discussioni e liti, peraltro ricorrenti sin da quando il ragazzo frequentava la sede di Bosto del fascio, eccelleva tra i giovani del Guf, otteneva riconoscimenti progressivi fino alla nomina alla segreteria cittadina della gioventù studentesca. Giuliano ci crede e va. Resiste alle obiezioni del papà e alle doglianze della mamma. Va in Albania, semplice camicia nera intruppata nell'ottavo battaglione, conosce mestizie volgarità e orrori della guerra, redige il giornalino "Fiamma nera" per i militari della spedizione, merita una croce al valore in premio dell'ardimento profuso nel raggruppamento Galbiati, racconta dell'impresa nelle lettere inviate a casa. Le lettere, appunto. E' dal suo epistolario che muove il fratello Franco per rievocare quegli anni, quegli umori, quelle speranze, quella tragedia. L'epistolario che il combattente si portava appresso in un contenitore, lo stesso che dà il titolo al libro appena uscito per Arterigere: "La cassetta di Giuliano". L'epistolario che rivela la passione e la delusione d'un protagonista simbolo di un'epoca in cui la seconda finirà per avere il sopravvento sulla prima. L'epistolario che trasmette il gusto per l'eroismo, la trascinante fermezza, ma anche il carico di sventura e dolore che fece presto a pesare su animi non più leggeri dopo l'incontro con la realtà.
Giuliano assolve il suo dovere morale e torna a casa. Ma nel '43, proprio nei giorni in cui il fascismo cade in Italia, gli viene ordinato di ripartire per l'Albania. E lui accetta. Non c'è più un Mussolini da onorare, però rimane una patria da servire. Ormai il giovane Modesti ha compreso, e lo scrive, d'esser stato tradito da ciò in cui fidava. E tuttavia non vuole tradire se stesso. S'è liberato dalle catene ideologiche, non intende liberarsi dagli adempimenti etici. La sua onestà intellettuale - spiega bene Franco Giannantoni nel saggio che segue alla parte diaristica del volume - resta ostaggio d'un vincolo morale strettamente personale, insuperabile e che gl'imponeva di non disertare il teatro della guerra, per quanto fosse infame. Modesti lascia l'Italia il primo agosto del '43, una domenica. E' sottotenente della 202a compagnia, sbarca nel porto di Durazzo, si dirige verso le sassose colline d'un territorio minaccioso fin dall'aspetto paesaggistico. Difficoltà, disagi, incertezze, confusione fanno posto dopo l'8 settembre a un drammatico caos: i soldati italiani sono abbandonati in balìa di se stessi, senza ordini, senza guida, senza prospettive. I tedeschi fanno prigionieri gli uomini del quarto plotone corazzato Nizza Cavalleria che annovera anche Giuliano. Sono arrestati e tradotti con le loro blindo nel campo sportivo di Fieri, vicino a Valona. Uno di essi viene trasferito in un allocamento a pochi chilometri di distanza, Giuliano decide d'andare a riprenderlo per ricongiungerlo ai compagni. Parte, e sarà l'ultima volta. Muore sotto il fuoco partigiano: è il 15 settembre. Mussolini annuncia che sta per nascere la Repubblica di Salò. La lunga notte del fascismo non è ancora terminata.

La cassetta di Giuliano
di Franco Modesti, con un saggio di Franco Giannantoni (Arterigere, pp. 388, euro 14). Il libro sarà presentato oggi alle 18 alla Biblioteca civica di via Sacco a Varese con l'intervento di Franco Giannantoni e Andrea Giacometti

gli autori
Franco Modesti (Varese, 1934). Per cinquant'anni avvocato.Un passato politico prima nelle fila del Partito Socialista Italiano, poi nel Partito socialista di unità proletaria. Ora trascorre il suo tempo fra Azzate e Venezia. Dipinge e si interessa di storie "minori".
Franco Giannantoni (Varese, 1938). Ricer catore di storia contemporanea. Ha pubblicato numerosi libri sulla Resisenza e sul neofascismo per Franco Angeli, Mursia, Feltrinelli, Sugarco e Arterigere. Ultimo,nel 2009, con altri autori, «La fine, gli ultimi giorni di Benito Mussolini»

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