LA PRESENTAZIONE I grandi pittori si trovano anche nei piccoli centri Con il libro di Paolucci alla scoperta dei capolavori nascosti nelle chiese e nelle ville di periferia VARESE (m.chio.) Un piccolo Baedeker dei sogni perduti, questo libretto di Ibio Paolucci, per anni critico d'arte e teatrale de «l'Unità», giornalista politico e giudiziario, oggi coordinatore della redazione di «Triangolo rosso», il periodico degli ex-deportati nei campi di sterminio. Si intitola «Grandi pittori nei piccoli centri» (edizioni Arterigere, 14 euro) e invita i curiosi a esplorare chiese, oratori o ville palladiane fuori dai soliti circuiti del turismo "mordi e fuggi", dove pittori illustri hanno lasciato superbe tracce del loro passaggio. Il libro - forse il primo di una serie - è dedicato all'Italia del nord, Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, e conduce il lettore passo passo davanti all'opera, nella villa palladiana di Maser decorata da Paolo Veronese, oppure, per rimanere in zona, a Caronno Pertusella dove il Lomazzo, prima di diventare cieco, realizzò uno dei suoi rari affreschi. «Alcune possono essere rivisitazione, altre vere scoperte», scrive Paolucci nella prefazione al volume, che sarà presentato da Franco Tettamanti giovedì 10 dicembre alle ore 18 allo Spazio ScopriCoop di Casbeno. Ibio Paolucci, che per Arterigere ha pubblicato lo scorso anno «La bicicletta nelle Resistenza» assieme a Franco Giannantoni e nel 2009 «Un luogo una storia», con la sua prosa nitida e sapiente, colloquiale, predispone alla scoperta di meraviglie dimenticate, descritte nei particolari con ampi cenni alla vita degli autori, aneddoti e riferimenti letterari. Quasi alla fine del libro, Paolucci rende omaggio a Federica Galli, la maggiore acquafortista dei nostri tempi, e ai suoi alberi monumentali, vere e proprie opere d'arte che non sfigurano certo tra gli altri capolavori. «Federica Galli non ha inciso solo alberi. Nelle sue acqueforti si ritrovano paesaggi padani e lagunari, volti di paesi e di città e profili di chiese. Ma l'amore per gli alberi», scrive Paolucci, «ha preso il sopravvento. Una reazione agli scempi e alle distruzioni, che porteranno, se non arrestate, alla fine del pianeta». |