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| Cultura |
LA
PROVINCIA |
MERCOLEDÌ
9 DICEMBRE 2009 |
LA PRESENTAZIONE
I
grandi pittori si trovano anche nei piccoli centri
Con
il libro di Paolucci alla scoperta dei capolavori nascosti
nelle chiese e nelle ville di periferia
VARESE
(m.chio.) Un piccolo Baedeker dei sogni perduti, questo libretto
di Ibio Paolucci, per anni critico d'arte e teatrale de «l'Unità»,
giornalista politico e giudiziario, oggi coordinatore della
redazione di «Triangolo rosso», il periodico degli ex-deportati
nei campi di sterminio.
Si
intitola «Grandi pittori nei piccoli centri» (edizioni Arterigere,
14 euro) e invita i curiosi a esplorare chiese, oratori o
ville palladiane fuori dai soliti circuiti del turismo "mordi
e fuggi", dove pittori illustri hanno lasciato superbe
tracce del loro passaggio. Il libro - forse il primo di una
serie - è dedicato all'Italia del nord, Piemonte, Lombardia,
Veneto, Emilia Romagna, e conduce il lettore passo passo davanti
all'opera, nella villa palladiana di Maser decorata da Paolo
Veronese, oppure, per rimanere in zona, a Caronno Pertusella
dove il Lomazzo, prima di diventare cieco, realizzò uno dei
suoi rari affreschi. «Alcune possono essere rivisitazione,
altre vere scoperte», scrive Paolucci nella prefazione al
volume, che sarà presentato da Franco Tettamanti giovedì 10
dicembre alle ore 18 allo Spazio ScopriCoop di Casbeno.
Ibio
Paolucci, che per Arterigere ha pubblicato lo scorso anno
«La bicicletta nelle Resistenza» assieme a Franco Giannantoni
e nel 2009 «Un luogo una storia», con la sua prosa nitida
e sapiente, colloquiale, predispone alla scoperta di meraviglie
dimenticate, descritte nei particolari con ampi cenni alla
vita degli autori, aneddoti e riferimenti letterari. Quasi
alla fine del libro, Paolucci rende omaggio a Federica Galli,
la maggiore acquafortista dei nostri tempi, e ai suoi alberi
monumentali, vere e proprie opere d'arte che non sfigurano
certo tra gli altri capolavori. «Federica Galli non ha inciso
solo alberi. Nelle sue acqueforti si ritrovano paesaggi padani
e lagunari, volti di paesi e di città e profili di chiese.
Ma l'amore per gli alberi», scrive Paolucci, «ha preso il
sopravvento. Una reazione agli scempi e alle distruzioni,
che porteranno, se non arrestate, alla fine del pianeta».
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