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«Il Segnalibro» - marzo 2009
La bicicletta nella Resistenza

Il Segnalibro n. 148 marzo 2009

LA BICICLETTA NELLA RESISTENZA
Storie partigiane
di Franco Giannantoni* e Ibio Paolucci**
Edizioni Arterigere, pp. 256, euro 12,00

Sin dalle sue origini la bicicletta fu ampiamente usata dagli strati popolari, non soltanto per motivi di lavoro, ma anche in funzione politica e, nel corso della lotta di Liberazione, per compiere azioni di vario tipo, contro i nazifascisti. In Italia la paura della bicicletta da parte dei reazionari ha una data certa e molto antica e una firma tanto famosa quanto odiata dalle forze popolari: quella del generale Fiorenzo Bava Beccaris, nelle vesti di Regio Commissario Straordinario, durante i moti del maggio del 1898 a Milano. Oltre ad ordinare una sanguinosa repressione, il generale fece affiggere un manifesto che decretava il divieto nell'intera provincia di Milano della «circolazione delle Biciclette, Tricicli e Tandems e simili mezzi di locomozione». Più o meno con gli stessi termini, oltre alla minaccia della fucilazione, i nazifascisti proibiranno durante la loro dominazione sul territorio italiano, in funzione anti-partigiana, l'uso della bicicletta. Quel divieto, però, avrebbe significato in città come Milano o Torino, il blocco della produzione, giacché la maggior parte degli operai la usava per recarsi al lavoro e così, persino i nazisti, spietati nelle loro decisioni, dovettero fare marcia indietro.
Nell'immediato dopoguerra, la bicicletta fu molto diffusa, specialmente nelle campagne. Per i braccianti era l'unico mezzo di locomozione, usato, oltre che per il lavoro, in occasione di grandi manifestazioni o degli scioperi indetti dalla Lega dei braccianti. In quelle giornate di lotta, masse imponenti si radunavano per impedire ai crumiri di recarsi nei posti di lavoro. Contro le biciclette, appoggiate nelle sponde dei fiumi, si accanivano con particolare durezza, schiacciandole e rendendole inutilizzabili, le camionette della "Celere" di Scelba, una polizia di pronto intervento, utilizzata soprattutto in occasione degli scioperi operai. Questa furia devastatrice non arrestò però lo svilupparsi di grandi battaglie per ottenere migliori forme di vita. Una storia di sacrifici, di miseria, di lotte, che sarebbe importante far meglio conoscere alle nuove generazioni.
In questo libro vengono narrate, tramite le interviste che gli autori hanno raccolto negli anni, le storie partigiane, in bicicletta, di Quinto e Tiziana Bonazzola, Onorina Brambilla, Arrigo e Bianca Diodati, Anna Gentili, Alfredo Macchi, Renato Morandi, Giovanni Pesce, Gillo Pontecorvo, Bruno Trentin, Stella Vecchio e don Raimondo Viale (quest'ultima tratta tratta dal libro di Nuto Revelli, Il prete giusto, Einaudi, Torino 1998 e 2004). Sono ammirevoli personaggi che, in ogni parte d'Italia e in ogni ruolo, militare e civile, non hanno esitato a rischiare la loro vita durante la feroce stagione dell'occupazione nazifascista. Questo non dovrebbe mai essere dimenticato. Purtroppo alcuni di loro, nel frattempo, sono scomparsi. A loro va il nostro affettuoso e grato ricordo.
Alla Resistenza presero parte, in forme diverse, con gesti modesti ma anche con imprese rilevanti, spesso a rischio della loro vita, accanto ai combattenti partigiani, ai gappisti, ai sappisti, alle collegatrici e alle staffette, numerosi atleti del ciclismo agonistico, campioni celebrati ma anche figure minori. Uomini che, orfani dal 1941 del Giro d'Italia, liberi dagli impegni agonistici a causa del conflitto in corso, non ebbero esitazione nel decidere da che parte stare e che uso fare della bicicletta, il loro normale strumento di lavoro. Nell'introduzione del libro viene descritto l'appoggio dato alla Resistenza da Bartali, Bevilacqua, Bottecchia, Ganna, Lorenzini, Martini, Pasotti, Pezzi, Romagnoli, Po, Zanelli, Zanzi e altri.

* Nato a Varese nel 1938, giornalista, scrittore, ricercatore storico, è autore di numerose opere sulla Resistenza italiana. Fra le tante: Varese in camicia nera (Anpi, 1974); Guerriglia nell'Ossola (con altri, Feltrinelli, 1975); Fascismo, guerra e società nella Rsi - Varese 1943-1945 (Franco Angeli, 1984 e ANPI, 1999); La Resistenza più lunga - Lotta partigiana e difesa degli impianti idroelettrici in Valtellina 1943-45 (con Marco Fini, Sugarco, 1985); Gianna e Neri: vita e morte di due partigiani comunisti (Mursia, 1992). Ha vinto, con Fabio Minazzi, il Premio Omegna 2001 - Sezione Scaffale con Il coraggio della memoria e la guerra civile spagnola 1936-1939 (Arterigere, 2001). Con Arterigere ha pubblicato: Il coraggio della memoria e la guerra civile spagnola 1936-1939 (con Fabio Minazzi, 2000); La notte di Salò (2001); Gianna e Neri fra speculazioni e silenzi con Giorgio Cavalleri (2002); Calogero Marrone, Un eroe dimenticato con Ibio Paolucci (2002-2005); Comandante Remo, arrendetevi! (2004); Sono un fascista fucilatemi! con Ottavio D'Agostino (2004); Giovanni Pesce ''Visone'' un comunista che ha fatto l'Italia con Ibio Paolucci (2005); L'ombra degli americani sulla Resistenza al confine tra l'Italia e la Svizzera (2007).
** Nato a Castiglione della Pescaia nel 1926, giornalista politico e giudiziario de l'Unità e critico d'arte e teatrale. Vive a Milano. Ha seguito i grandi processi di terrorismo da Piazza Fontana alla strage di Bologna. Ha pubblicato Processo infame (Feltrinelli, 1976); Il diario di David Rubinovich (Einaudi, 1960 e 2000). Ha collaborato a numerose riviste: Rinascita, Vie Nuove, Teatro d'oggi, Il Dramma, Linea d'ombra. È coordinatore della redazione di Triangolo rosso, il periodico dell'Associazione nazionale degli ex-deportati politici nei campi di sterminio. Con Arterigere ha pubblicato: Calogero Marrone, Un eroe dimenticato (con Franco Giannantoni, 2002, 2005); Giovanni Pesce "Visone" un comunista che ha fatto l'Italia (con Franco Giannantoni, 2005); La bicicletta nella Resistenza (con Franco Giannantoni, 2008); Un luogo una storia (2009).

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