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Storie
di bici, storie di vita, storie di libertà. In questa
triade è racchiusa l'essenza dei due libri che raccontiamo
in questo articolo, vicende che hanno nel loro nucleo centrale
la linfa vitale dell'umanità che si manifesta nella
dinamica passionalità e nella integrità etica
e morale. Storie di uomini che in bici hanno corso verso la
libertà, che si sono battuti per la resistenza contro
il nazi-fascismo). che hanno trasformato una pedalata in un
gesto etico, con la Semplicità di chi ha la passione
nel cuore e l'amore per la vita nella mente. Per questo motivo,
sia il libro scritto a quattro mani da Franco Giannatoni ed
Ibio Paolucci (La bicicletta nella Resistenza, pp.
256, euro 12, Edizioni Arterigere), sia quello di Gaetano
Savatteri (La volata di Calò, con un intervento
di Andrea Camilleri, pp. 121 euro 12, Sellerio) sono dei testi
che parlano della vita e parlano alla vita. Sono libri che
sciascianamente contengono diverse esistenze, le raccontano,
le interpretano, consegnando delle esperienze concrete di
vita che diventano dei simboli.
Emblemi
di libertà, di legalità, di resistenza. Resistenza
dei valori ed esistenza significativa di valori che non sono
scomparsi, ma sono trasmissibili. E i libri li contengono
questi messaggi, li decodificano, li divulgano democraticamente
con la loro forza, con il loro esserci. Il libro di Savatteri
racconta la vicenda del siciliano Calogero Montante, che dal
profondo Sud spinto dall'amore per la bicicletta ha decostruito
gli stereotipi triti e ritriti sul Meridione immobile, mettendo
su una fabbrica di biciclette che da Serradifalco (provincia
di Caltanissetta) si è espansa a livello nazionale.
Poggiò le basi per la strutturazione di una dinastia
industriale, che adesso guidata dal quarantenne Antonello
Montante (nipote di Calogero, è leader a livello internazionale
nel settore degli ammortizzatori. La storia di una famiglia
industriale, corretta ed onesta, che partendo dalla Sicilia
ha portato le sue imprese al Nord, non tralasciando mai la
terra natia. Il simbolo di una Sicilia dinamica che pur in
condizioni difficili non si arrende, e con la passione supera
difficoltà congiunturali e strutturali. Puntando sui
valori etici, che non sono concetti fuori moda, ma il motore
di chi nella vita vuole costruire qualcosa che rimanga nel
tempo. Non è un caso che oggi Antonello Montante sia
assieme ad altri coraggiosi imprenditori guidati dal presidente
di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello, in prima fila nella
lotta contro la mafia. Questi industriali che vivono sotto
scorta per aver lanciato una battaglia forte contro la mafia,
credonono nei valori etici ed hanno visto nella bici di Camilleri
che correva verso la libertà il simbolo della Sicilia
della legalità. Un passo indietro, per ricordare la
storia che è ormai diventata un cult e che si intreccia
con le vicende che raccontiamo. Camilleri durante la Seconda
Guerra mondiale, quando gli Alleati sbarcarono in Sicilia,
percorse in bici il tratto di strada (più di 50 km)
che da Serradifalco arriva sino a Porto Empedocle alla ricerca
del padre. Nel lontano 1943 il diciassettenne Camilleri assieme
alla madre e ad altri patenti, a causa dei bombardamenti ripiegò
dalla costa dell'Agrigentino verso la Sicilia degli interni.
E fu accolto nella casa di una sua zia a Serradifalco. Non
avendo più notizie di suo padre, che era rimasto a
Porto Empedocle, decise di andarlo a cercare. Per una curiosità
del destino, Camilleri fece quel per corso che lo separava
dalla sua città natia con una bicicletta che gli fu
data in prestito Era una bici Montante. Così le storie
di due grandi siciliani si intersecano, s'incontrano, ma in
realtà dovremmo dire si sfiorarono, perché Andrea
non conobbe direttamente Calogero. Camilleri grazie a quella
bici, che non forò mai, in un viaggio durato tre giorni
su una strada dissestata, riuscì a ritrovare ed a riabbracciare
il suo papà sano e salvo. Un percorso, che in realtà
pochissimo tempo fa, come raccontò in esclusiva l'Unità,
l'inventore del commissario Salvo Montalbano ha rifatto in
auto. Per l'ottantaduenne Camilleri è stato un viaggio
della memoria che unisce il passato al presente, che imprime
il senso autentico dell'esistenza vissuta ai ricordi che riaffiorano
e tendono a sfuggire alla labilità del tempo attraverso
la trasmissione orale, attraverso i libri.
Storie
di uomini che diventano simboli di resistenza è l'essenza
de La bicicletta nella Resistenza di Giannantoni e
Paolucci. Affascinante e puntuale ricostruzione storica del
molo che la bicicletta ha avuto nella lotta dei partigiani
contro i nazi-fascisti. Narrazione di uomini e donne che con
la bici hanno compiuto gesti eroici, da Ambrosoli a Bartali,
da Bevilacqua a Bianchi, da Arrigo Boldrini a Bottecchia,
da Morandi a Pasotti, da Trentin a Vecchio, da don Viale a
Vittorini, da Pontecorvo a Romagnoli, da Vaia a Zanzi. Un
lungo elenco che potrebbe continuare, storie diverse, originali,
semplici ed intense, di persone che hanno contribuito a cambiare
la storia d'Italia con la Resistenza, il fondamento della
democrazia italiana, della libertà. Ed ancora, la bici
come strumento di comunicazione culturale. In quest'ottica
è bella la citazione nel testo de La grande stagione
di Raffaellino De Grada, che ricorda: «Con Aligi Sassu
che come me si esercitava nel ciclismo dilettante, ci siamo
recati più volte a Como dove Scardino, il guardiano
di Villa Olmo, ci portava pacchi non ingenti de l'Unità
e del Nuovo Avanti che compagni ferrovieri nascondevano
nei treni provenienti da Lugano». Storie di sprinter,
di campioni e di dilettanti, che diedero tanto alla causa
della Resistenza, aiutando i partigiani. «Ma il campione,
più campione di tutti - scrivono Giannantoni e Paolucci
- quello che mise la sua vita al servizio della libertà,
fu il toscanaccio Gino Bartali (...) Fra il 1943 e il 1944
Ginettaccio trasportò per la Toscana e per l'Umbria
documenti e fotografie essenziali per falsificare lasciapassare
da consegnare agli ebrei nascosti in qualche chiesa o in qualche
convento». Salvò dalla deportazione tanti ebrei.
Storie di esistenze limpide da leggere e da far leggere, da
divulgare e raccontare nelle scuole, perché il senso
autentico delle esistenze vissute all'insegna dei valori etici
non è tramontato, è solo troppe volte dimenticato,
ma non è impossibile farlo uscire dall'oblio.
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