«Corriere della Sera» - 30 aprile 2008
La bicicletta nella Resistenza

40 | Libri - Mercoledì 30 Aprile 2008 - Corriere della Sera

STORIA LA SOCIETÀ IN GUERRA
Quando la Resistenza si faceva in bicicletta

FRANCO GIANNANTONI e IBIO PAOLUCCI
La bicicletta nella Resistenza
EDIZIONI ARTERIGERE pp. 248, euro 12

«A decorrere dal giorno 26 aprile 1944 è fatto divieto assoluto di circolare con le biciclette, anche portate a mano, entro il perimetro della città di Bologna...». Uno dei tanti bandi e proclami per arginare l'uso della bicicletta. Uno degli innumerevoli e vani tentativi delle autorità nazifasciste per contrastare il veicolo più usato dalla Resistenza per trasportare e recapitare ordini, armi, esplosivi. Per colpire e fuggire. Si può partire da questi divieti per raccontare di piccoli e grandi eroismi, di battaglie, di lotte clandestine, di passioni, di paure e atrocità. Con un comune denominatore: la bicicletta. Storie, voci, vite, imprese, ricordi e testimonianze raccolte da Franco Giannantoni e Ibio Paolucci, giornalisti, storici e ricercatori appassionati, che hanno pubblicato La bicicletta nella Resistenza. Storie partigiane (Edizioni Arterigere). Un libro che racconta l'epopea partigiana come mai prima. Così la vicenda di Tiziana Bonazzoli (Bianca), giovane studentessa a Brera, che consegna lettere e dispacci del Pci a Elio Vittorini, che per sfuggire alla cattura della polizia fascista si è rifugiato al Sacro Monte di Varese. Poi le preziose testimonianze di Bruno Trentin, (Leone), gappista o di Gillo Pontecorvo, comandante della Brigata d'assalto «Eugenio Curiel». Ed ecco anche la parata di campioni del ciclismo come Luigi Ganna, Ottavio Bottecchia o Gino Bartali che tra il 1943 e il '44 trasporta per la Toscana e l'Umbria documenti e foto per falsificare i lasciapassare per gli ebrei. Sono le parole del comandante partigiano Giovanni Pesce a non lasciare dubbi: «La bicicletta era come l'aria che respiravo, un mezzo indispensabile per muovermi in modo rapido in ogni frangente. Senza la bici non sarebbe stato possibile compiere le operazioni che ho portato a termine».
Franco Tettamanti

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