Edizioni Arterigere   Home  | Stampa | Liberazione   testuale spaziatore  
- Home
- Libri
- Autori
- Ordini
- Rassegna stampa
° 9 dicembre 2009
  varesereport.it
° 9 dicembre 2009
  La Provincia di Varese
° 7 dicembre 2009
  varesenews.it
° 29 novembre 2009
  Corriere della sera
° 8 novembre 2009
  San Martino
° 31 ottobre 2009
  Corriere di Como
° 24 ottobre 2009
  La Provincia
° ottobre 2009
  Il Segnalibro 154
° giugno 2009
  Consumatori 5
° maggio 2009
  Il Segnalibro 150 
° maggio 2009
  Il Segnalibro 150
° 18 aprile 2009
  l'Unita"
° aprile 2009
  Il Segnalibro 149  
° aprile 2009
  Il Segnalibro 149 
° aprile 2009
  Il Segnalibro 149
° 1 giugno 2008
  La Prealpina
° 30 maggio 2008
  l'Unita"
° 27 maggio 2008
  La Provincia di Varese
° 30 aprile 2008
  Corriere della sera
° 26 aprile 2008
  Liberazione
  La bicicletta nella Resistenza
  Franco Giannantoni
  Ibio Paolucci
° 24 aprile 2008
  la Repubblica.it
° 1 agosto 2007
  la Repùblica.es
° 31 luglio 2007
  Liberazione
° 29 luglio 2007
  La Prealpina
° 28 luglio 2007
  Liberazione
° 23 aprile 2007
  L'Unità
° 22 aprile 2007
  Luce 16
° 12 aprile 2007
  Panorama
° 23 marzo 2007
  Avvenire
° 3 marzo 2007
  Cronaca Como
° marzo 2007
  L'Alpino 3
° 23 febbraio 2007
  Il Giorno Milano
° 4 febbraio 2007
  Corriere della sera
° 26 gennaio 2007
  diario del mese 1
° 16 dicembre 2006
  L'Informatore
° novembre 2006
  il Giornalista
° 27 luglio 2006
  Liberazione
° luglio 2006
  consumatori 5
° 11 giugno 2006
  Corriere della sera
° 21 maggio 2006
  Liberazione domenica
° 17 maggio 2006
  la Repubblica
° 2 maggio 2006
  Triangolo Rosso 1
° 23 aprile 2006
  Luce 16
° 23 aprile 2006
  Liberazione
° 9 aprile 2006
  Luce 14
° aprile 2006
  quiTouring 4
° 24 marzo 2006
  Left 11
° 1 marzo 2006
  il paese delle donne 4
° marzo 2006
  VareseFocus 2
° febbraio 2006
  valori 36
° 16 ottobre 2005
  La Prealpina
° 18 giugno 2005
  Cronaca Como
° gennaio 2005
  VareseFocus 1
° 2005
  Lombardia N O 1
° giugno 2004
  missione Uomo 2
- Contatti
- Leggere tutti !
MySpace   §   Google libri
Liberazione - sabato 26 aprile 2008 - Politica - p. 4

La Resistenza e le due ruote: piccole storie partigiane

Evviva la nostra bicicletta salvavita e portaordini: popolare, libertaria, ribelle

Maria R. Calderoni

Io, la mia pistola e la mia bicicletta. Silenziosa e pulita, modesta e sempre pronta, anche la due ruote è stata, nel suo piccolo, una vera protagonista nei 600 giorni di passione della Resistenza. «Stavo andando in bicicletta verso la sede della Brigata Rosselli, in via Moscova a Milano, quando venni raggiunto da un camion tedesco»; lui pedala col più vigore possibile, ma invano, il camion gli sta sempre alle calcagne. «E poi, per colmo di scalogna, mi cadde il mitra». Era un'alba del 1945 in una Milano deserta, e a raccontarlo è "Leone", nome di battaglia di Bruno Trentin, quando era gappista nelle file di "Giustizia e Libertà". È uno dei tanti episodi raccolti in questo libro di Franco Giannantoni e Ibio Paolucci - La bicicletta nella Resistenza, Arterigere, pag. 255 euro 12 - che è anche una specie di medaglia al valore appuntata sul petto di quell'eroina di metallo, appunto la bici. Compagna fedele e ardita, combattente e portaordini, furtiva messaggera e provvidenziale via di fuga.

È una bici a salvare dall'arresto sicuro Arrigo Boldrini (Bulow), dopo il comizio tenuto a Ravenna in piazza Garibaldi la sera stessa dell'8 settembre 1943. «Mi ha aiutato a scappare una compagna operaia, la Lina Vacchi. Mi ha preso sulla sua bicicletta», e via, fuori dalle grinfie della polizia. Sul portapacchi della sua bicicletta, dentro un cesto di vimini fornito di doppio fondo, porta documenti, ordini, notizie e talvolta armi Jenny Wiegmann, la staffetta, moglie tedesca del pittore Gabriele Mucchi, attivo nella Resistenza milanese. E ha esplosivi nascosti dentro una sporta piena di segatura Emilio Po, gap della "Walter Tabacchi" di Modena, quando in sella alla sua bici viene intercettato, per una delazione, quel 7 novembre del '44: purtroppo sarà arrestato torturato e poi fucilato.

Faceva finto ciclismo dilettante anche Raffaele De Grada insieme ad Aligi Sassu, trasportando in tal guisa pacchi di Unità e Nuovo Avanti; e Alessandro Vaia (Comitato Insurrezionale di Milano) ricorda come, a protezione delle fabbriche in vista degli ultimi scontri coi nazifascisti nel marzo 1945, avesse «steso intorno una rete di mille uomini in bicicletta».

Racconta Quinto Bonazzola (brigata d'Assalto, Fronte della Gioventù di Varese-Milano): «Come avremmo potuto portare dei mitra dalla Bovisa a Porta Romana? Pensare a dei pacchi era impossibile. Il triciclo dava poco nell'occhio e così noi usammo il nostro», missione compiuta. E Alfredo Macchi, "Aldo", garibaldino della "Walter Marcobi", descrive come riesce a far passare in zona sicura un partigiano in pericolo, «da Varese ad Ispra, 25 chilometri, naturalmente la trasferta doveva avvenire in bicicletta. La mia bicicletta. Non avevamo altro». Ed è in bicicletta che riescono a disarmare una pattuglia tedesca, «ci fruttò il primo mitra automatico, un oggetto ma visto», dice Renato Morandi, "Carletto", gap della "Nannetti". Quanto a Giovanni Pesce, il leggendario "Visone" medaglia d'oro, per lui «la bicicletta ha avuto un unico significato. Fu né più né meno che un'arma. Come disporre di una pistola. Senza la bicicletta le sue imprese non sarebbero ma state possibili». Ma, racconta lo stesso "Visone", «la bicicletta dovevi saperla utilizzare, bisognava essere accorti. Lasciarla ad esempio cento, centocinquanta metri prima del bersaglio, per poi poterla riprendere in sicurezza quando dovevi battere in ritirata. La bicicletta era più utile per fuggire che per giungere a destinazione».

Compagna bicicletta. Compagna unica e assolutamente indispensabile per le staffette, le famose "collegatrici" che tenevano i contatti tra i vari comandi partigiani. Bellezze in bicicletta, giovanissime e coraggiose, svelte e fedeli: su quelle bici pericolose hanno scritto pagine fantastiche. Come la "Lalla", al secolo Stellina Vecchio, staffetta garibaldina tra Milano e la Valsesia, che «di chilometri in bicicletta ne ha macinati parecchi, portando materiale di propaganda, e anche armi e munizioni». Come la "Lidia" - Anna Gentili - della "Matteotti" , che attraversava il ponte sul l'Adda con gli esplosivi nel portapacchi della sua bici. E la "Sandra" - Onorina Brambilla, che avrebbe poi sposato Giovanni Pesce - la staffetta che operava in sella a una "Bianchi": «Quando optai per combattere in città rinunciando all'idea di andare in montagna, non sapevo sparare, cosa che imparai con il tempo, ma sapevo perfettamente andare sulla bicicletta, qualità decisiva per una gappista».

Nostra bicicletta, popolare, libertaria, ribelle. E per questo anch'essa bersaglio di divieti e repressione. In senso letterale. È il generale Bava Beccaris, quello che usò il cannone contro le manifestazioni operaie del maggio 1898 a Milano, a bandire un proclama che ordina «il divieto di circolazione, nell'intera provincia di Milano, da oggi fino a nuovo ordine, delle Biciclette, Tricicli, Tandems e simili», avvertendo che i trasgressori saranno puniti «e deferiti ai Tribunali di Guerra».

Più o meno negli stessi termini è la proibizione nazifascista in funzione antipartigiana negli anni '40. La "sospetta" bici venne sottoposta a coprifuoco e interdetta: ad esempio la prefettura di Bologna, in data 17 febbraio 1944, la vietava «agli uomini di età superiore ai 16 anni», se non muniti di speciale autorizzazione scritta rilasciata da P.S e carabinieri. Mica poco, ci voleva tanto di "carta di legittimazione" con fotografia e, se richiesto, tanto di carta annonaria per il pane. Paura da bicicletta.


Staffetta
Una staffetta della Brigata "Diavolo" nella Modena del 1945
tratta dal libro Storia del Partito comunista italiano (Editori Riuniti)


Liberazione - prima pagina   Liberazione - pagina
Valid HTML 4.01 Transitional
Credits
Arterigere - Chiarotto Editore - Piazza De Salvo 7 - 21100 Varese
Tel/Fax 0332.264467 - e-mail info(at)arterigere.it