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RESISTERE
L'ALTRO IERI
E' un'idea così geniale che nessuno, pur dandola per scontata,
l'aveva messa in fila in modo ordinato. Autori: Franco Giannantoni
e Ibio Paolucci; titolo: La bicicletta nella Resistenza
(Edizioni Arterigere, 12 euro). Che significa proprio
questo: il ruolo sovversivo che la bicicletta ha avuto dopo
la guerra e prima della Liberazione. Gli autori prima raccontano
dei vari tentativi della repressione di mettere al bando questo
pericoloso strumento a cominciare da Bava Beccaris, lo seguono
attraverso l'inizio del Novecento con la nascita dei Ciclisti
rossi nella Imola anarco-socialaista di Andrea Costa e all'associazionismo
politico-sportivo fino ad arrivare ai seicento giorni della
Resistenza quando diventava di volta in volta mezzo per colpire
e fuggire, trasportare ordigni, documenti (come quelli nella
canna della bici di Gino Bartali), stampa clandestina, rapporti
e ordini tra le brigate partigiane, coordinare scioperi o
agitazioni. Quindi raccolgono le testimonianze dei protagonisti
tra i quali Gillo Pontecorvo, Bruno Trentin, Renato Morandi.
E tra le altre cose salta fuori che alcuni dei protagonisti
sarebbero stati grandi corridori, maestri e gregari di futuri
campioni. Ma pochi. Quasi tutti, pur sapendo che avrebbero
potuto diventarlo, continuarono a considerare la bici non
un fine, ma un mezzo su cui sudare e faticare per diffondere
libertà.
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