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«Diana Armi» -
febbraio 2008
Yol
Yol.
Prigioniero in Himalaya
«Non è un romanzo questo che vi apprestate a leggere, sono cronache motto ben descritte, arricchite da sentimenti civilissimi, sotto forma di lettere di uno che ha vissuto quegli anni apparentemente lontani».
Queste le parole tratte dalla breve e bella prefazione di Mario Rigoni Stern al volume, che di quel particolare stato psicologico che si vive durante una lunga prigionia sa certo qualcosa: una coscienza dilatata, «occhi che osservano, menti che riflettono quando arriva il momento dei valori essenziali e semplici.., ma anche apertura nell'accettare altri modi di essere». E di questo si tratta, di un libro sull'esperienza della prigionia di guerra vissuta tra il '41 e il '46 dall'Ufficiale alpino Gualtiero Benardelli nel campo di Yol, ai piedi delle vette himalayane.
Un volume arricchito oltretutto da una corposa raccolta di foto, disegni, documenti d'epoca e altre varie esperienze di chi visse con lui quella condizione. Una sorta di tentativo di capire meglio i luoghi e di carpirne il genio, farci più vicini collettivamente a Quelle emozioni, a quelle sofferenze e a quel mondo scabro e nel contempo abbacinante. Tuttavia si tratta anche dello sforzo della memoria di ritrovare anni sprofondati nel tempo. Un recupero storico e biografico accurato e, diremmo, filiale avviato dal figlio Mainardo Benardelli, diplomatico di carriera e pubblicista. Ciò che colpisce nelle lettere di Gualtiero è lo stile assolutamente antiretorico, essenziale, perfettamente corrispondente allo spirito del luogo, alla semplicità dell'habitar e dell'uomo. Una capacità di non perdersi mai, di orientarsi centrandosi, tra l,altro, attorno a punti di riferimento forti quali la famiglia - le belle righe scritte alla sorella Myriam, le missive scritte a un padre che non sa nel frattempo morto la cartolina spedita da Kalyan il 24 luglio 1946 che annuncia alla madre il ritorno in Italia -, la sempre alimentata speranza del ritorno, la cura del vigore fisico e spirituale soprattutto a partire dal settembre '43, quando «Gualtiero e i suoi amici ottengono infatti il permesso di effettuare
un'escursione di una settimana». Permesso poi esteso ad altre numerose occasioni e per periodi sempre più lunghi, «fino a toccare, nel 1944, periodi di uno o due mesi». Escursioni di cui Gualtiero Benardelli - uomo abituato a vivere, non a descrivere la montagna non menzionò nelle sue lettere ma che comunque sono state raccontate in appendice, come si accennava, da chi condivise con lui la prigionia nel campo di Yol.
ANTONIO CELANO
Yol. Prigioniero in Himalaya
di Mainardo Benardelli
Edizioni Essezeta-Arterigere
www.arterigere.it
248 pagine - 17,00 euro
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