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6 spaziatore lunedì31luglio2007Liberazione

Fausto Bertinotti: «La sua storia nelle scuole italiane»

"Ciao Visone", Milano piange il suo comandante

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di Davide Varì
Milano [nostro servizio]

Sono gli occhi di Nori, gli occhi della staffetta Sandra - «la mia staffetta più bella» come amava ripetere il comandante e come gli ha ripetuto chissà quante volte in tanti anni vissuti insieme. Sono quegli occhi pieni di dolcezza e dignità - una dignità antica e fiera - che hanno accolto una ad una le centinaia di milanesi che ieri hanno reso omaggio e salutato per l'ultima volta Giovanni Pesce: il comandante Visone, il partigiano gappista morto venerdì scorso dopo una vita spesa per la libertà e per la giustizia.
 

funerale di Giovanni Pesce

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Il presidente della Camera: «La sua era una "lotta senza tregua" nella ricerca della libertà e della conoscenza come opportunità di riscatto per gli ultimi»   Giordano: «Lui ha scelto la nostra comunità e noi non smetteremo mai di lottare per le cose in cui credeva come la libertà e la giustizia sociale»
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Donne e uomini, vecchi e giovani hanno affollato, gremito la sala Alessi di Palazzo Marino. Un andirivieni continuo di persone, di saluti, di pugni chiusi verso il cielo e di lacrime ha sfilato davanti al feretro di Visone, davanti a Nori, ai suoi occhi dolci, composti, limpidi. Occhi che rimandavano serenità ad ognuna di quelle persone che hanno voluto dare l'addio al suo comandante, al compagno di una vita.
Tante bandiere rosse a lutto, poi i gonfaloni dell'Anpi - Milano, Alessandria, la sua Alessandria, Brugherio... - e quelle delle istituzioni. Non è stata una giornata qualsiasi, ieri. E Milano pareva saperlo. Ogni morte è una perdita: una perdita per i familiari, per i congiunti, per gli amici dell'estinto, ma quella di Giovanni Pesce è una morte che coinvolge e riguarda un'intera comunità, un'intero Paese. Tutti gli italiani sono debitori al gappista che ha dedicato la propria vita alla liberazione. La liberazione dal nazifascismo - grazie alle sue azioni temerarie - certo, ma anche e soprattutto liberazione da una vita subalterna. «Aveva 13 anni quando è andato a lavorare in miniera. Tredici anni - ha ripetuto più volte il Presidente della camera Fausto Bertinotti che per nulla al mondo sarebbe mancato per l'ultimo saluto a Visone -. Era un bambino che parlava a fatica l'italiano, come la gran parte degli italiani di allora, e che si è ritrovato catapultato in miniera. Ma lui non si è fermato, e come ripeteva e insegnava Antonio Gramsci, si è messo a studiare e non ha più smesso. Ed allora - ha ripetuto Bertinotti - la sua è diventata una "lotta senza tregua" nella ricerca della libertà, certo, ma anche alla ricerca della conoscenza come opportunità di riscatto per gli ultimi di questo mondo».
Poi la proposta: portare la resistenza nelle scuole. «Nicolas Sarkozy - ha infatti ricordato Bertinotti - ha detto di voler far leggere il primo giorno di scuola in tutta la Francia la lettera di un giovane comunista ucciso dai nazisti. Io vorrei che ogni scuola italiana raccontasse almeno una parte della storia di Giovanni Pesce».
«Pesce - ha continuato commosso il presidente della Camera - è poi andato in Spagna, a 18 anni, per combattere per la libertà. Credo che ricordasse più intensamente la guerra in Spagna che la Resistenza, ricordava più una grande speranza poi tramutatasi in sconfitta, che una grande vittoria come la Resistenza perchè il suo insegnamento era quello di continuare ad impegnarsi. Il suo impegno era poi diventato quello di trasmettere la memoria ai giovani. Un impegno che adesso dovrà portare avanti Onorina, la partigiana Sandra, la compagna di tutta la sua vita. Posso solo dire - ha concluso Bertinotti tra gli applausi - grazie comandante Visone, hai fatto la cosa giusta e ora riposa in pace. Che la terra sia leggera». Tanti gli interventi che hanno risuonato nella sala di palazzo marino.
  Tanti gli applausi, tante le lacrime e tanti i ringraziamenti: «Grazie comandante Visone - ha esordito commosso Franco Giordano, segretario di rifondazione - Grazie per la tua insofferenza verso ogni dittatura, grazie per il tuo esempio che rappresenta la passione e la speranza. Giovanni Pesce - ha continuato Giordano - rappresenta una storia emblematica di un militante antifascista e comunista, due cose indissolubilmente intrecciate, che ha lottato per la democrazia e la libertà. Come lui hanno fatto altre milioni di persone. È stato un eroe per necessità, perchè ha subito la violenza e ha visto subirla a chi gli stava vicino, un eroe come altri su cui si basa la Repubblica. La sua missione è stata infine quella di parlare ai giovani perchè non si perda la memoria e anche questa missione - ha concluso Giordano - sarà portata avanti da noi. Lui ha scelto la nostra comunità e noi non smetteremo mai di lottare per le cose in cui credeva come la libertà e la giustizia sociale». C'era anche Tino Casali, Presidente Nazionale dell'Anpi, il sindaco di Milano Letizia Moratti, il ministro per la solidarietà Paolo Ferrero, Giovanni Russo Spena, Gennaro Migliore, Claudio Grassi, Alfonso Gianni, Michele de Palma, Alfio Nicotra e tanti altri.
Tutti a ricordare la vita di questo uomo straordinario: dalla guerra civil in Spagna contro Franco - dove va diciasettenne, insieme a migliaia di giovani provenienti da mezzo mondo dopo aver ascoltato un discorso della «pasionaria» Dolores Ibarruri - alla reclusione, fino al confino a Ventotene per il suo antifascismo. È proprio lì che inizia a studiare la lingua e la letteratura italiana, ed è li che si fonda la sua formazione civile e politica. Poi il ritorno a Torino ed a Milano dove contribuisce a formare i Gap, i Gruppi di Azione Patriottica, e l'incontro con Onorina «Sandra» Brambilla, sua futura moglie.
Il 25 aprile 1947 viene insignito della Medaglia d'oro al Valor Militare: «Valoroso combattente garibaldino c'è scritto nelle motivazioni lottò strenuamente in Spagna per la causa della libertà e della democrazia riportando tre gravi ferite. Il movimento di ribellione alla tirannide nazi-fascista lo trovò ancora, ardito ed instancabile partigiano, alla testa dei Gap, al suo posto di lotta e di onore».
Poi l'impegno costante e appassionato con i giovani, la formazione e la trasmissione di quella memoria, di quella grande epopea italiana che Visone ha contribuito a creare. In mezzo alla folla c'era anche un pezzo di Spagna, un pezzo della sua Spagna: «Era imprescindibile venire ha dichiarato commossa Ana Perez, rappresentante dell'associazione volontari di Spagna -, un modo per esprimere la gratitudine e il rispetto degli spagnoli verso chi ha difeso la libertà». Che la terra sia leggera.

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