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PAGINA
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CRONACA
ComoStoria |
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SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 3 MARZO 2007 |
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L'ULTIMO
LIBRO DI FRANCO GIANNANTONI
Resistenza:
la mano americana |
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Il
testo dello storico varesino rivelerebbe un'ambigua strategia
messa in atto dagli Alleati per indebolire l'unità della lotta
antifascista, impedire Il sorgere di un esercito di popolo e
frenare l'influenza del Partito comunista nell'Italia del dopoguerra
di GIORGIO
CAVALLERI
Grande
attenzione merita l'ultimo volume di Franco Giannantoni. Lo
storico varesino, grazie ad un appassionato lavoro di ricerca
durato oltre dieci anni, ci offre un grandioso affresco degli
ultimi diciannove mesi della seconda guerra mondiale lungo
il confine della provincia comasca con la Confederazione elvetica.
Giannantoni coglie lo spunto dall'azione partigiana del 3
ottobre 1944, avvenuta sul Lario nei pressi di Lenno con l'intento
di catturare il gerarca della RSI Guido Buffarini Guidi, nella
quale trovò la morte il capitano Ugo Ricci con altri quattro
compagni, per affrontare la complessa - e controversa - questione
della politica alleata nei confronti della Resistenza.
È ormai noto come gli aiuti in armi e in denaro del servizio
segreto dell'O.S.S. (Office of Secret Service) statunitense
alle formazioni partigiane furono condizionati dal fatto che
in Italia non venisse costituito un "esercito di popolo".
Se ciò fosse avvenuto, gli Alleati temevano che il PCI, egemone
nel controllo dei vari distaccamenti dei "ribelli", avrebbe
potuto tentare un possibile sbocco rivoluzionario alla fine
del conflitto.
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Pancrazio"
futuro prevosto di
Rebbio, il maggiore Tita Cavaleri "Gufo Maggiore" che addestra
alcuni possibili combattenti a Villa Mimosa nell'enclave di
Campione d'Italia, il responsabile dell'O.S.S. di Lugano, Donald
Pryce Jones, ufficialmente vice console statunitense.
E anche il partigiano contrabbandiere di Porlezza Vittorio Cattaneo
"Mucet" che talvolta impauriva i "borghesi" della zona, Giovanni
Leoni "ul Giuanun de Pona", il coraggioso e audace "corriere"
del Comitato di Liberazione Guglielmo Mozzoni, Paolo Pizzoni
figlio del presidente del CLNAI, Alfredo, che avrebbe voluto
combattere con i partigiani e invece per "ordini superiori"
dovette sconfinare amareggiato in Svizzera, l'attore cinematografico
Osvaldo Valenti, ufficiale di collegamento del gruppo "Vega"
della Decima Mas, la generosa collegatrice in Valsolda e nell'Alto
Lago Lucietta Pizzigaglia Buonvicini "Nichi", socialista di
origini ticinesi, più volte arrestata e torturata dai fascisti,
che troverà tragica morte dopo la fine della guerra.
Chiude il libro una postfazione di Edoardo Sacchi che, in quegli
anni ormai lontani, aveva trascorso diversi mesi nell'enclave
campionese.
Lo straordinario volume - che raccomandiamo vivamente ai lettori
interessati a queste drammatiche vicende - ha una appendice
documentaria e di foto di oltre 180 pagine, mentre in altre
135 sono condensate qualcosa come 1.178, spesso fittissime,
note. |
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Così
il capo dell'O.S.S., Allen Dulles, dalla sua sede di Berna,
dà disposizioni precise affinché, oltre ai partigiani inquadrati
nella 52a brigata Garibaldi, vengano sovvenzionate
le piccole bande autonome, formate da contrabbandieri e valligiani
scollegati dal CLNAI (Comitato Liberazione Nazionale Alta Italia),
favorendo in tal modo il frazionamento e l'indebolimento del
tessuto unitario della Resistenza.
Questo si verifica lungo la fascia confinaria fra la Valle d'Intelvi,
la zona di Porlezza e la Valsolda ma anche nella Val d'Ossola
e in Valtellina.
Da tale inedito quadro della Resistenza combattuta per il controllo
"politico" del territorio, emergono figure e personaggi indimenticabili.
Fra i tanti, il mitico capitano Ricci che trova una morte oscura
per opera di un "fuoco amico", il sottufficiale della Guardia
di Finanza, poi partigiano, Alvaro Ceruti "Alvarez", il parroco
di Ramponio don Carlo Scacchi, artefice e sottoscrittore con
il capitano e altri del "Patto di San |
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![Il Giorno Milano, 23 febbraio 2007, pag. 20 [nuova finestra] cronaca Como - pagina 20](p16web.jpg) |
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