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CORRIERE DELLA SERA DOMENICA 4 FEBBRAIO 2007 39
 
RECENSIONI
  Dove osano i prigionieri
Oltre i reticolati
le vette della libertà

di MICHELE FARINA
MEMORIE
L'epopea del campo
di Yol nei taccuini
di un ufficiale italiano
  Lettera del prigioniero di guerra Gualtiero Benardelli alla sorella, campo 26 di Yol, 18 maggio 1945: «Mia graziosa Myriam, sono molto contento perché abbiamo ottenuto di fare un'escursione di un mese in una delle zone più belle dell'Himalaya». Così il diario di un ufficiale italiano catturato dagli inglesi in Somalia diventa il racconto di un trekking straordinario nel semi-inesplorato Ladakh, una «cavalcata selvaggia» di 550 chilometri ad alta quota, dai 4.000 ai 6.000 metri, attraverso picchi e ghiacciai su cui avanzare con piccozze fatte con la latta fusa delle scatolette per alimenti. È un'ascesa senza mappe («errammo per alcune ore su un vasto pianoro, finché trovammo dei pastori che ci indicarono la via»), su su fino al Tso Moriri, il lago del Cigno Nero, e poi la discesa a valle dormendo all'aperto a meno quindici («scavammo una grande buca nella neve, quel giorno mangiammo solo qualche cucchiaio di zucchero e qualche galletta»). Gualtiero Benardelli e i due compagni di avventura, Luciano Davanzo e Giovanni Battista Mazzolini, bruciano pezzi di carta negli scarponi congelati per ammorbidirli un po'. Camminando per 50 chilometri sotto la neve giungono a Manali e da lì con la corriera rientrano al campo base, che è poi il campo di prigionia. È difficile rendere la passione di questi taccuini di viaggio a puntate, lettere per forza brevi (un lato del foglio serviva da busta, l'altro per il testo) che Mainardo Benardelli - figlio di Gualtiero e diplomatico in servizio a Bagdad negli ultimi due anni - ha raccolto in un volume (edito nella collana In punta di vibram)che si apre con i lampi di Mario Rigoni Stern («andar fuori dai reticolati, camminare per territori sconosciuti è ritrovare una libertà che mai più uscirà dalla memoria») e si chiude con un saggio di Virgilio Ilari, studioso di istituzioni militari, che ripercorre la storia di quelle migliaia di soldati italiani che per quasi sei anni rimasero - prigionieri degli inglesi ai piedi dell'Himalaya, in India, a 20 chilometri da Dharamsala dove oggi risiede il Dalai Lama. L'epistolario dell'alpino Benardelli - che dopo il ritorno in Italia presterà servizio prima in Africa e poi, come ambasciatore, in Yemen e Honduras - arricchisce la memorialistica sull'epopea di Yol. E la illumina con le osservazioni di un uomo d'azione capace di cogliere la poesia medicinale del viaggio, soffermandosi sui «resti enormi e interessantissimi di valanghe» o sul «commovente ardire di due upupe nel portare il cibo ai loro piccoli, in nidi sotto la veranda ove eravamo seduti».
    ° Il libro: Mainardo Benardelli, «Yol, prigioniero in Himalaya», Edizioni Arterigere, pagine 244, €17

Corriere della Sera - 04 febbraio 2007, prima pagina   Corriere della Sera - 04 febbraio 2007, pagina 39
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