SERGIO
BANALI - "AVANTI POPOLO" Le lotte e le speranze
dei "lauradur",
Edizioni Arterigere, Varese 2006, pagg. 215, 14,00 euro
Un
romanzo politico per raccontare il mondo dei braccianti
di un piccolo centro agricolo in provincia di Mantova
che vive tutta la vicenda del fascismo, della Resistenza
e delle lotte a cavallo degli anni '50. Un mondo di
vita grama, nel quale quasi mai si riusciva a sfamare
la famiglia. Molti ragazzi già a 10-11 anni erano
spediti "in collegio", a servire cioè
nelle cascine dove almeno il padrone non faceva loro
mancare gli avanzi e un pezzo di pane da consumare nella
stalla d'inverno o sotto il portico del fienile d'estate.
Un ambiente di miseria e di diffuso analfabetismo. Eppure
qui, fin dagli anni del fascismo, contrassegnati da
olio di ricino e "pettinate" contro i rossi,
si affacciano i primi timidi germogli della consapevolezza
che si può e si deve lottare per cambiare le
cose. Passo a passo, i personaggi del romanzo, dapprima
in modo spontaneo e anarcoide, poi sotto le bandiere
dei sindacati e dei partiti di sinistra, maturano nuova
coscienza fino a battersi con tenacia nei grandi scioperi
bracciantili del dopoguerra.
Dentro questa storia si dipana la trama del libro di
Banali (scritto molti anni fa, rubando ore al sonno
quand'era giornalista all'Unità) che assume valore
universale poiché, grazie alla sapienza e all'ironia
della scrittura, riesce quasi sempre ad evitare il rischio
del didascalico. Il lettore, specie, di una certa età,
che ha vissuto quel mondo non farà fatica a riconoscere
come veri o verosimili un'infinità di episodi,
situazioni e personaggi che vengono descritti con levità,
freschezza e senso del comico. Basta pensare alla fucilazione
dei caporioni fascisti, ai quali anziché pallottole,
viene "sparato" un getto di liquame di un
letamaio; basta ricordare il Calatafimi che porta sempre
una camicia rossa con il ricamo di un Garibaldi stilizzato,
simbolo elettorale del Fronte popolare nelle elezioni
politiche del 1948; oppure immaginare la Redenta, donna
assai di chiesa alla quale scappa la pipì e qualche
ventosa proprio in San Pietro mentre è in gita
con la Parrocchia e che per questo diventa lo zimbello
di tutto il paese.
Un romanzo, come è scritto nella prefazione ,
di "forti tensioni emotive, di lacrime e sangue,
sofferenze , ma anche gioie, che provoca il riso e il
pianto, che si legge tutto d'un fiato, che coinvolge
e travolge dalla prima all'ultima riga. E lascia alla
fine un filo di nostalgia per i valori perduti".
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