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Un romanzo di Sergio Banali
sulla vita e le lotte in un paese padano

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"avanti popolo"

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Certo non è sempre necessario conoscere la vita di un autore, per apprezzarne l'opera. Ma per il libro di Sergio Banali la sua conoscenza ci aiuta a comprendere meglio questo impegno letterario che ci parla di un mondo antico, ormai scomparso ma che ha avuto un ruolo non trascurabile nella spaziatore studiosi, ma è necessario ricorrere anche a libri come questo, dove mescolando realtà e fantasia, si riesce meglio a capire l'impegno e il sacrifico della gente semplice nella lotta contro l'ingiustizia.
C'è in questo racconto la vita di un intero paese, con i suoi abitanti, il loro lavoro, le loro sofferenze,
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nascita e lo sviluppo della vita democratica. Come ricordano Franco Giannantoni e Ibio Paolucci nella loro prefazione, questo romanzo è rimasto chiuso in un cassetto per oltre 40 anni. Scritto negli anni Sessanta, Banali, prima funzionario del Pci e poi giornalista dell'Unità - è stato anche redattore capo - di questo suo romanzo ne parlava per estrema riservatezza soltanto con gli amici nelle lunghe notti passate in redazione, raccontando, spesso nel suo dialetto mantovano, le vicende che avevano per protagonista la gente del suo paese in momenti drammatici della nostra vita nazionale.
Ora che avanti popolo è venuto alla luce, ci si accorge una volta di più che per conoscere la nostra storia non è sufficiente l'opera degli
spaziatore i loro ideali.
Ci sono i sacrifici di chi è costretto al lavoro duro dei campi che va dall'alba al tramonto, di chi si nutre di "pan de furmentun e de l'acqua dei fos", di chi vive spesso in case senza elettricità, né acqua né gabinetto e che dorme spesso su un letto fatto di sole foglie di granoturco. C'è tutto questo ma c'è soprattutto tra la gente di Goito una forte passione civile e la forte rabbia contro l'ingiustizia. Per questo il libro di Banali è soprattutto un romanzo politico nel senso più pieno della parola. Perché politica è il continuo opporsi allo sfruttamento dei padroni e soprattutto la dura lotta antifascista.
Una lotta che in queste terre padane assume spesso un carattere molto aspro perché proprio qui si sono avuti gli episodi più violenti dello squadrismo
spaziatore fascista che fin dal suo sorgere si è scatenato contro le sedi dei Comuni socialisti, le case del popolo, le cooperative. Eppure quando si giunge alla resa dei conti, nei giorni della caduta del fascismo, non è la violenza quella che si impone, ma l'irrisione verso l'avversario tanto odiato. Basta vedere come Banali descrive, in quel misto fra realtà e fantasia che percorre tutto il romanzo, la giornata del 25 aprile. A Goito ci sono i tedeschi che però riescono a scappare coi pochi camion, e ci sono i fascisti, i nemici di sempre, autori di feroci atti di violenza contro la popolazione. Una dozzina di loro viene presa e racchiusa in una baita, senza che la scorta riesca risparmiare loro, come scrive Banali "un veloce passamano di sberloni e pedate". Ci si aspetta la spaziatore fucilazione, perché questo meritano. E infatti il gruppo di fascisti viene messo con la faccia al muro, dopo la benedizione del prete. Ma al grido di "fuoco", anziché la scarica dei fucili si riversa su di loro una scarica di liquame raccolto in un letamaio. Alla violenza dei fascisti, la gente di Goito rispose con lo sberleffo. Descrivendo questo episodio, Banali ha indirettamente risposto alle falsità del "sangue dei vinti", oggi tanto di moda tra i revisionisti della storia.
Anche per questo, avanti popolo è un libro che merita di essere letto. B.E.
spaziatore spaziatore spaziatore Sergio Banali
avanti popolo.
Le lotte e le speranze dei
"lauradur" in un
romanzo padano",

Edizioni Arterigere
euro 14,00

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50            

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spaziatore Giuliana, Marisa, Gabriella Cardosi
La giustizia negata.
Clara Pirani, nostra madre,
vittima delle leggi razziali
Arterigere, Varese 2006, pp. 151, euro 12,00

Tornano sulla tragica morte della loro madre le tre figlie di Clara Pirani, insegnante di 45 anni, assassinata all'arrivo ad Auschwitz l'8 agosto 1944. Ma aggiungono qualcosa di nuovo al loro fondamentale Sul confine,
Suggerimenti di lettura
a cura di Franco Giannantoni

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 Giovanni Pesce spaziatore
Un garibaldino in Spagna
Arterigere, Varese 2006, pp. 191, euro 12,00


Torna in libreria, per merito di Arterigere dei varesini Carlo Scardeoni e Mario Chiarotto, piccoli coraggiosi editori "della memoria", in occasione del 70° anniversario della guerra di Spagna, una delle primissime testimonianze su quella grande prova di solidarietà politica e militare dei democratici di tutto il mondo per la aggressione franchista alla Repubblica democratica spagnola. Il libro, stampato nel 1955 dagli Editori Riuniti e ormai introvabile, fu accolto con grande interesse. L'autore, Giovanni Pesce, eroe nazionale e medaglia d'oro della Resistenza Italiana, proponeva in prima persona la sua straordinaria avventura di ragazzo appena diciottenne combattente dal 1936 nelle Brigate Internazionali. Fu una presenza di primo piano, Pesce fu ferito tre volte, sul fronte di Saragozza e sull'Ebro. Una voce genuina, schietta, che contribuì ad arricchire il dibattito attorno ad una pagina irripetibile della storia del mondo. Seppur "datato" e con qualche ingenuità del linguaggio, le pagine filano via ancora vive, una dopo l'altra, intrise di passione civile e di alti ideali.

spaziatore un saggio di qualche anno fa, che affrontava il tema delicatissimo degli ebrei-misti in Italia e in Europa. I fascisti repubblicani di Salò, andando al di là delle loro stesse leggi che escludevano i misti dall'arresto, nel maggio del '44 diedero il via ad un'operazione di rastrellamento che travolse chi già si sentiva al riparo dalla persecuzione. I misti furono dati in pasto al Reich, Clara Pirani compresa, con servilismo e zelo impensabili. Dopo la Liberazione, nessuno pagò per quel delitto. Né il questore di Varese che fu l'esecutore dell'operazione, né il capo della Provincia. Sconfitto dalla giustizia penale, il professor Francesco Cardosi si rivolse alle autorità scolastiche per poter ottenere la pensione della sfortunata consorte. Se Auschwitz fu una tappa infernale, non meno raggelante apparve il calvario burocratico per avere il riconoscimento civile che, si seppe, non aveva i requisiti di legge! Già, gli anni perduti, dal 1938 in poi, furono cancellati dal colpo di spugna delle leggi razziali! Lo Stato nei conteggi non se n'era dimenticato aggiungendo una dose di alto cinismo alla tragedia patita.
Giorgio Cavalleri
  La Gladio del lago. Il gruppo "Vega" fra J. Valerio
Borghese, Rsi, servizi segreti americani e l'Italia
del dopoguerra

Arterigere, Varese 2006, pp. 238, euro 15,00


Sin dalla tarda primavera del 1944 alcuni emissari dell'Oss, il servizio informativo americano di Donovan, avevano stabilito dei contatti attraverso ufficiali del Governo del Sud con la Decima Mas, unità di punta dell'esercito della Rsi, nella base lacuale di Montorfano, un paesino della Brianza comasca. Sinora era noto che i rapporti fra ex-fascisti e le autorità alleate, fossero maturati subito dopo la Liberazione, quando il "principe nero" Junio Valerio Borghese, consegnatosi agli Alleati, era diventato una preziosa pedina di un'operazione separatista che avrebbe dovuto trasformare la Sicilia in una provincia degli Stati Uniti. Lo scenario è cambiato e Cavalieri, rigoroso ricercatore comasco, spostando all'indietro le ore della Storia, propone le tappe di una manovra che ha come sfondo gli accordi di Yalta del febbraio 1945 in cui il mondo venne suddiviso in precise sfere di influenza. L'Italia cadde sotto l'impero americano e da quel tempo gli spazi di sovranità nazionale vennero spesso usurpati per "ragion di Stato" nel timore di una presa del potere dei comunisti.
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