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APRILE 2006 | N. 16 | Luce |
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cultura
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| L'INTERVISTA |
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Resistenza
senza miti
Parla Giannantoni
Ci sta lavorando da anni, dopo aver raccontato gli ultimi
anni di guerra con gli occhi dei militi di Salò. Da anni
lo storico e giornalista varesino, Franco Giannantoni
(nella foto), alle prese con la Resistenza raccontata
dagli uomini che si opposero ai nazifascisti, senza nulla
concedere, però, alla retorica del reducismo e alle esagerazioni
nei numeri. Cosa fu davvero la Resistenza a Varese? «Quello
della Resistenza fu uno scenario debole e frammentato,
dove certo non mancarono pagine eroiche, ma che vide in
azione poche formazioni». A condizionare fortemente la |
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lotta di liberazione furono alcune, particolari condizioni
geografiche, politiche e militari. «Questo era |
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un territorio fortemente militarizzato, con una soffocante
occupazione germanica. E non era un caso: si trattava
dl un territorio con grandi industrie belliche, un territorio
di confine da cui passavano ebrei e antifascisti per fuggire
In Canton Ticino». Grande svolta, per la Resistenza, fu
la battaglia del San Martino, in cui furono massacrate
le formazioni del tenente colonnello Carlo Croce, nel
novembre dei '43. «Certo, una delle pagine eroiche della
Resistenza, ma soprattutto una dura lezione: era necessario
abbandonare le montagne e dedicarsi ad azioni di guerriglia
in città». Da quell'evento, partono azioni come li disarmo
del militari, gli attentati, le azioni di fuoco rapide
e Improvvise. Una Resistenza che cresce anche grazio ai
contributo dl tutte le forze politiche: dal "Comitato
democristiano" a comunisti e socialisti, quelle forze
che furono messe in ginocchio nell'ottobre di sangue del
'44. La Resistenza rinasce nel febbraio '45, dando la
spallata finale. E non macchiandosi di vendette efferate
a Liberazione avvenuta. [a.g.] |
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| Moralità
della lotta partigiana in un libro di Tussi in uscita |
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Brigate
partigiane dell'Ossola festeggiano
la Liberazione
in piazza
Duomo
a Milano |
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| ESCE
DA ARTERIGERE,
nella bella collana "La Memoria", un'opera di
Tiziano Tussi, giornalista, membra del Comitato nazionale
dell'Anpi, che ha il pregio di indagare "La guerra
di liberazione dal nazi-fascismo in Italia. 1943-1945"
con uno stile sobrio e un'attenzione agli sviluppi più
recenti del dibattito. Il volume di piccolo formato parte
con una guida ai fatti essenziali della Resistenza, dall'antifascismo
alla guerra fino alle lotte partigiane. Ma ciò che risulta
maggiormente innovativo è la seconda parte del volume
di Tussi, dedicato alle più recenti acquisizioni del lavoro
storico. Si parte dalla tragedia vissuta dagli IMI (Internati
Militari Italiani), soldati |
che
dopo l'8 settembre furono internati, spesso spediti in
Germania, qualche volta anche impegnati in duri confronti
armati, come nel caso dell'eroica pagina di Cefalonia.
Tussi si allinea con quegli storici che, a ragione, hanno
ravvisato in quei militari dei protagonisti di quella
grande epopea popolare che fu la Resistenza. Altrettanto
interessante il capitolo sulla "eticità nella guerra",
tema introdotto nel dibattito dall'importante contributo
dello storico Claudio Pavone. Un capitolo che offre all'autore
l'opportunità di ribadire l'alto valore etico delle scelte
della Resistenza. illuminante anche il capitolo dedicato
da Tussi al "promemoria Parri", il questionario che, inviato
alle formazioni partigiane nelle settimane |
dopo
la fine della guerra, registrò dati di fatto e sentimenti
dei protagonisti. Dal risultati di questa inchiesta sul
campo, ancora oggi difficilmente reperibile nella sua
interezza, si ricava l'idea di una "Resistenza tradita".
Qui si inserisce un accenno critico e autocritico che
testimonia della serietà del volume: numerose le riserve
dell'autore nei confronti di quella "agiografia della
Resistenza, operata dalla stessa Anpi e dalle altre associazioni
partigiane", magari supportate da "interpretazioni militanti"
come quella del Pci. Il volume si chiude richiamando alcuni
episodi di ribellismo armato dell'agosto 1946 da parte
di ex-partigiani, episodi collegati alla Resistenza che
ne offrono un'immagine irriducibile agli stereotipi più
diffusi. [a.g.] |
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