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23 APRILE 2006 | N. 16 | Luce   cultura 19
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L'INTERVISTA spaziatore
Resistenza senza miti
Parla Giannantoni


Ci sta lavorando da anni, dopo aver raccontato gli ultimi anni di guerra con gli occhi dei militi di Salò. Da anni lo storico e giornalista varesino, Franco Giannantoni (nella foto), alle prese con la Resistenza raccontata dagli uomini che si opposero ai nazifascisti, senza nulla concedere, però, alla retorica del reducismo e alle esagerazioni nei numeri. Cosa fu davvero la Resistenza a Varese? «Quello della Resistenza fu uno scenario debole e frammentato, dove certo non mancarono pagine eroiche, ma che vide in azione poche formazioni». A condizionare fortemente la
lotta di liberazione furono alcune, particolari condizioni geografiche, politiche e militari. «Questo era Franco Giannantoni
un territorio fortemente militarizzato, con una soffocante occupazione germanica. E non era un caso: si trattava dl un territorio con grandi industrie belliche, un territorio di confine da cui passavano ebrei e antifascisti per fuggire In Canton Ticino». Grande svolta, per la Resistenza, fu la battaglia del San Martino, in cui furono massacrate le formazioni del tenente colonnello Carlo Croce, nel novembre dei '43. «Certo, una delle pagine eroiche della Resistenza, ma soprattutto una dura lezione: era necessario abbandonare le montagne e dedicarsi ad azioni di guerriglia in città». Da quell'evento, partono azioni come li disarmo del militari, gli attentati, le azioni di fuoco rapide e Improvvise. Una Resistenza che cresce anche grazio ai contributo dl tutte le forze politiche: dal "Comitato democristiano" a comunisti e socialisti, quelle forze che furono messe in ginocchio nell'ottobre di sangue del '44. La Resistenza rinasce nel febbraio '45, dando la spallata finale. E non macchiandosi di vendette efferate a Liberazione avvenuta. [a.g.]
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Moralità della lotta partigiana in un libro di Tussi in uscita
foto partigiani Brigate
partigiane dell'Ossola festeggiano
la Liberazione
in piazza
Duomo
a Milano
ESCE DA ARTERIGERE, nella bella collana "La Memoria", un'opera di Tiziano Tussi, giornalista, membra del Comitato nazionale dell'Anpi, che ha il pregio di indagare "La guerra di liberazione dal nazi-fascismo in Italia. 1943-1945" con uno stile sobrio e un'attenzione agli sviluppi più recenti del dibattito. Il volume di piccolo formato parte con una guida ai fatti essenziali della Resistenza, dall'antifascismo alla guerra fino alle lotte partigiane. Ma ciò che risulta maggiormente innovativo è la seconda parte del volume di Tussi, dedicato alle più recenti acquisizioni del lavoro storico. Si parte dalla tragedia vissuta dagli IMI (Internati Militari Italiani), soldati che dopo l'8 settembre furono internati, spesso spediti in Germania, qualche volta anche impegnati in duri confronti armati, come nel caso dell'eroica pagina di Cefalonia. Tussi si allinea con quegli storici che, a ragione, hanno ravvisato in quei militari dei protagonisti di quella grande epopea popolare che fu la Resistenza. Altrettanto interessante il capitolo sulla "eticità nella guerra", tema introdotto nel dibattito dall'importante contributo dello storico Claudio Pavone. Un capitolo che offre all'autore l'opportunità di ribadire l'alto valore etico delle scelte della Resistenza. illuminante anche il capitolo dedicato da Tussi al "promemoria Parri", il questionario che, inviato alle formazioni partigiane nelle settimane dopo la fine della guerra, registrò dati di fatto e sentimenti dei protagonisti. Dal risultati di questa inchiesta sul campo, ancora oggi difficilmente reperibile nella sua interezza, si ricava l'idea di una "Resistenza tradita". Qui si inserisce un accenno critico e autocritico che testimonia della serietà del volume: numerose le riserve dell'autore nei confronti di quella "agiografia della Resistenza, operata dalla stessa Anpi e dalle altre associazioni partigiane", magari supportate da "interpretazioni militanti" come quella del Pci. Il volume si chiude richiamando alcuni episodi di ribellismo armato dell'agosto 1946 da parte di ex-partigiani, episodi collegati alla Resistenza che ne offrono un'immagine irriducibile agli stereotipi più diffusi. [a.g.]

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