umana solidarietà: quei tanti compagni reduci che divennero
la spina dorsale della Resistenza italiana. I comandanti e i
commissari politici, il "cuore"e il "motore" della lotta contro
il nazifascismo.
E' il 25 aprile e la connessione storico-politica fra
lotta di Liberazione e la guerra di Spagna è un atto dovuto.
Chi combatté contro Franco e il fascismo di Mussolini e di Hitler
ebbe l'opportunità di formarsi una precisa identità, per il
successivo impegno nella lotta in Italia: in un continente trasformato
in una immensa trincea.
«Io mi permetto di affermare - aveva scritto in modo
profetico Emilio Lussu - che noi abbiamo bisogno di andare in
Spagna più di quanto la Repubblica spagnola non abbia bisogno
di noi». Non molto tempo dopo Carlo Rosselli, organizzatore
fra gli altri della "Colonna italiana", lanciò da radio-Barcellona
la storica parola d'ordine "Oggi in Spagna, domani in Italia".
Una consegna, o un auspicio, che non solo esprimevano la speranza
di portare nel nostro Paese la lotto contro Mussolini, ma già
prefiguravano in senso concreto, e non solo ideale, quella "guerra
civile europea" tra democrazia e fascismo che sarebbe esplosa
sullo scenario della Seconda guerra mondiale.
Ecco la ragione della mia riflessione alla vigilia di
un nuovo 25 aprile, mentre il nostro Paese vive laceranti contraddizioni
e divisioni profonde, cupi segni di un domani pieno di incertezze.
L'inizio della guerra civile di Spagna nel 1936, settant'anni
fa e la vittoriosa conclusione della |
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Chi
combatté contro Franco e il fascismo di Mussolini e di
Hitler ebbe l'opportunità di formarsi una precisa identità,
per il successivo impegno nella lotta in Italia
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Resistenza
italiana il 25 aprile 1945 sono uniti da un legame strettissimo,
fatto di sacrifici, caduti, vittorie, sconfitte, umiliazioni,
riscatti, speranze, delusioni. E il pensiero va a quegli italiani
che, chiusa la parentesi spagnola, tradussero in pratica la
consegna di Rosselli, trasformando le loro esistenze in baluardi
dell'antifascismo sulle montagne e nelle città d'Italia. Troppi
sono i nomi e molto alto è il rischio di dimenticarne qualcuno
(il che suonerebbe come un torto insopportabile). I comandanti
no, questi li ricordo tutti, come ricordo chi in Spagna mi è
stato vicino in formazione o in battaglia; quelli sono nomi
scolpiti nel mio cuore, tanto alti furono i loro profili, insieme
militari e politici. Da Luigi Longo, ispettore generale delle
Brigate internazionali e poi vice comandante del Corpo volontari
della Libertà; a Ilio Barontini, commissario politico del "Battaglione
Garibaldi" e comandante partigiano nella Resistenza, mio mentore
nelle prime azioni gappiste di Torino, a Leo Valiani |
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«Noi
abbiamo bisogno di andare in Spagna - aveva scritto in
modo profetico Emilio Lussu - più di quanto la Repubblica
spagnola non abbia bisogno di noi»
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garibaldino
e membro del Comitato internazionale di Milano; ad Antonio Roasio,
commissario politico del Battaglione Garibaldi e membro; a Francesco
Scotti, commissario politico in Spagna e dirigente della Resistenza
piemontese; ad Anello Poma nella Brigata Garibaldi e commissario
politico nel Biellese. E Alessandro Vaia, comandante della Brigata
Garibaldi e poi in Italia, nel Triumvirato delle Marche e della
Lombardia; e Domenico Tomai, "eroe" della difesa di Madrid sull'Jarama
e poi nella guerriglia in Valtellina; e Riccardo Mordini, che
dal fronte spagnolo trasse forza per guidare i giovani garibaldini
dell'Oltre Po nella pagina estrema del fascismo repubblicano
a Dongo; e Vittorio Bardini nella batteria "Gramsci", poi nel
Gap di Milano e infine deportato a Mauthausen. E ancora: Mario
Ricci, garibaldino sui fronti di Huesca, Brunete, Ebro, poi
medaglia d'oro della Repubblica partigiana di Montefiorino;
Francesco Leone commissario politico |
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Il
pensiero va a quegli italiani che, chiusa la parentesi
spagnola, tradussero in pratica la consegna di Rosselli,
sulle loro montagne e nelle loro città
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della Centuria
"Sozzi" poi nel Triumvirato toscano; Aldo Lampredi, commissario
delle Brigate Internazionali e membro della "missione" che giustiziò
Mussolini; Teresa Noce, Giuseppe Alberganti, Antonio Cetin,
Egisto Rubini (fondatore del 3°Gap di Milano suicida in carcere
per non parlare); Angelo Spada (massimo esperto in campo di
esplosivi); Antonio Ukmar. E tutti gli altri.
Francesco Fausto Nitti nel suo libro autobiografico scriveva:
«La guerra di Spagna è una battaglia. Altre battaglie si annunciano
in questa Europa senza pace». «Cambiavamo il fronte», aggiunse
Luigi Longo che vedeva molto lontano. Ed era vero. Non fummo
in Spagna dei vinti, ma giovani e anziani che marciavano come
dei combattenti anche nella dolorosa ritirata. Avevamo il rimpianto
nel cuore; lasciavamo il popolo spagnolo, ma ci attendevano
altre dure prove da combattere con gli stessi sentimenti e gli
stessi ardori. Questa volta vittoriose, sino al "radioso 25
aprile". |