Il sogno inverso
di Tito Biamonti
Vite di partigiani
fra storia e letteratura
Da un libro
letto d'un fiato, il narratore trae lo slancio per iniziare una
ricerca e una comparazione parallele fra l'opera di "Giovanni
Federico Biamonti" - in cui si staglia la figura di un "partigiano
azzurro" - e le gesta di "Tito" alias Italo Zanotti,
partigiano garibaldino, conosciuto dall'autore in età adolescenziale.
Dal primo libro
e da un secondo, scritto a suo tempo da "Tito" e rimasto inedito,
ne scaturisce un terzo per geminazione.
L'io narrante
ricopre la funzione di collante e commento delle due vicende. Il
suo punto di vista si aggiunge come storia a sé stante così, da
due, le storie diventano tre e l'alternarsi dei tre piani di scrittura
diviene una sorta di partitura che fa pensare a tre strumenti musicali
che dialogano senza creare fratture. Le storie parallele si trasformano
alla fine in "sinfonia".
Le biografie
di "Tito" e di "G.F. Biamonti" - uno pseudonimo dietro
cui si cela l'identità di uno scrittore che ha lasciato un'impronta
indiscutibile nel novecento letterario italiano - svelano parecchi
elementi in comune, fatte le doverose distinzioni. I punti di contatto
fra loro - spesso identici, a volte capovolti - balzano in evidenza
a mano a mano che si intrecciano le loro storie.
Una vita trafficata
per l'uno, laboriosa ma non conformista per l'altro. Non coronata
da successi, per il primo. Tardivi, in larghissima misura, per il
secondo.
È sindrome dal
nome ignoto quella per cui, in punto di morte, scorrano davanti
agli occhi del moribondo - in un battibaleno - i punti salienti
di tutta la vita. A "G.F. Biamonti" capita all'opposto, dal
letto d'ospedale, di immaginare la vita futura se scampasse alla
malattia: incontri e conoscenze, scritture di nuovi libri, amicizie
e avversioni, collaborazioni musicali e stesure di testi per autori
di rilievo, cimenti giornalistici.
È sindrome a
rovescio, la sua: un sogno inverso.
Nel caso del
"partigiano Tito", il sogno inverso equivale al compimento
postumo di quanto da lui sognato, tanti anni prima: pubblicare,
dopo averlo scritto con fatica, il libro dell'esperienza partigiana,
stella polare della sua esistenza a perdere. La sua vita viene ricomposta,
con minuziose ricerche, nei lineamenti essenziali.
"Tito" era un
uomo normale, educato secondo le regole austere della civiltà contadina.
Uomo onesto che si è dovuto barcamenare tra i discutibili vincoli
di una società che troppe volte sembra premiare impudenza e spregiudicatezza.
Uomo coraggioso, non un super-eroe. Uomo capace d'amicizia e, pur
nella penuria, generoso.
Si deve parlare,
perciò, di una "biografia ritrovata" nel cui mosaico permangono
giocoforza zone incompiute, nondimeno le tessere rinvenute riescono
a rispettarne la genuinità.
Convinto assertore
di quanto scriveva Walter Benjamin, l'autore si immedesima nel dettame
secondo cui «un evento vissuto è finito, o perlomeno è
chiuso nella sola sfera dell'esperienza vissuta, mentre un evento
ricordato è senza limiti».
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Autore: |
Maurilio
Riva |
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| Pagine: |
280,
formato 15 x 21 cm |
| Prezzo: |
Euro
15,00 |
| ISBN: |
88-89666-15-3
/ 978-88-89666-15-9
ESAURITO |
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