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Vita dell'"Ottavo"

Stampa anastatica in occasione del Centenario dell'8° Reggimento Alpini
1 ottobre 1909 - 1 ottobre 2009
(seconda ristampa NON numerata)

Nel presentare la ristampa anastatica dell'opera del Barilli "Vita dell'Ottavo", realizzata in occasione del centenario della fondazione del nostro glorioso reggimento, voglio prima di tutto ringraziare quanti hanno contribuito a rendere possibile questa nuova pubblicazione dell'unico libro che, edito nel 1963, percorre le vicende del reggimento dalla sua fondazione alla fine della seconda guerra mondiale. Siamo certi di fare dunque cosa gradita rendendolo di nuovo disponibile al pubblico, sia per chi lo ha a lungo cercato senza risultato, sia per chi possiede una delle copie dell'edizione originale: non dovrà più dolorosamente separarsene per prestarlo ad amici e studiosi.

L'opera che vi accingete a leggere è affascinante; fu scritta da un alpino che combatté durante la prima guerra mondiale e che si dedicò, poi, con immutato spirito di servizio e passione, a scrivere della storia dei reparti alpini. Il suo minuzioso lavoro coniuga alla ricostruzione dettagliata delle vicende storiche una vivificante serie di descrizioni di fatti d'arme, di ritratti d'ufficiali, sottufficiali ed alpini dell'Ottavo che trascinano il lettore all'interno delle vicende descritte, dando all'opera spessore umano e restituendo a chi legge la prospettiva individuale dei fatti senza peraltro far perdere il quadro d'insieme dei grandi eventi ai quali gli alpini dell'Ottavo hanno partecipato. Rendere la storia dell'Ottavo così viva non deve essere stata cosa facile.

L'Autore avrebbe potuto limitarsi ad una fredda cronologia d'eventi, a sterili tabelle di statistiche, a descrizioni tecniche delle operazioni condotte dall'Ottavo e dai suoi battaglioni o limitarsi ad una raccolta anedottica e memorialistica. Avrebbe però così scritto solo la storia del reggimento, quella con la "s" minuscola. Barilli ha invece voluto scrivere la "Vita" dell'Ottavo; ha voluto dunque, già dal titolo, parlare del ruolo svolto nelle operazioni militari, peraltro descritte con felice sintesi d'idee e di linguaggio, dagli alpini dell'Ottavo, dagli uomini dell'Ottavo, descrivendone passioni, sofferenze, gioie e sacrifici tanto dolorosi quanto quotidiani, ma mai rifiutati e dunque stoicamente eroici. L'Ottavo, per l'Autore come per noi, è qualcosa di vivo, non uno sterile agglomerato di date, di numeri, di località geografiche, d'armi e mezzi. L'Ottavo è un corpo vivo che si nutre della passione che ogni suo alpino, a partire dal suo fondatore e primo Comandante, il Colonnello Antonio Cantore, ha dato e tuttora, in servizio o in congedo, offre nel nome del suo motto "O la o rompi".

L'Autore ricorda, fin dalle prime pagine, le profonde radici che l'Ottavo ha in Friuli. I suoi battaglioni portano il nome di una città, di un monte o di una valle del Friuli. Moltissimi dei caduti dell'Ottavo sono figli del Friuli e ancora oggi, che il reclutamento, per le mutate esigenze strategiche, non è più quello regionale dell'ordinamento di Perrucchetti, il legame con il Friuli continua ad essere una delle colonne portanti del nostro reggimento, un vincolo così forte da riuscire a coinvolgere e formare i nostri giovani alpini, uomini e donne provenienti ormai da ogni regione d'Italia, esattamente come fece in passato, quando per le diverse e tragiche vicende dei due conflitti mondiali, entrarono nelle fila dell'Ottavo e dei suoi battaglioni giovani di tutte le parti d'Italia. La vita dell'Ottavo descritta in questo libro dimostra che oggi, come in passato, alpino non si nasce, ma lo si diventa per "immersione culturale", sia che questa avvenga già in famiglia, sia che avvenga all'arrivo nella famiglia allargata dell'Ottavo.

Leggendo, percorrerete le vicende storiche dei nostri bravi alpini, magari scoprendo cose poco note, specie per i periodi storicamente più lontani, leggerete toponimi conosciuti, forse anche legati a ricordi della "naja", troverete nomi noti e altri che tornano alla mente perché legati a qualche vecchia storia sentita dal papà o dal nonno. Io stesso sono andato subito a cercare, saltando di pagina in pagina, le vicende del "Cividale", trovando località come Passo Solarie, Monte Cimone, Tolmino, Metsovo, Novo Kalitwa ed i nomi di Di Giusto, Ruffi, Zucchi, Crosa, Zacchi e tanti altri che, nei miei anni da Tenente e Capitano alla 16a compagnia "La Bella" mi erano diventati familiari. È stato come ritrovare vecchi amici, parenti lontani ma cari: spero che sarà così anche per voi.

Terminata la lettura, alla soddisfazione e al piacere di aver gustato un bel libro e di averne assaporato lo stile, anche se desueto, subentra quasi immediatamente la domanda: ma dal 1949 in poi? In effetti, poco è stato scritto sull'8° dopo il 1949. Quasi tutte le pubblicazioni in circolazione riguardano i due conflitti mondiali; poco o nulla copre in maniera organica il periodo della guerra fredda, che ha vincolato l'8° ed i suoi battaglioni alla difesa della frontiera orientale. In questo periodo il reggimento ha subito una serie di trasformazioni dettate dalle mutevoli esigenze di difesa dei confini continuando anche a riflettere l'evoluzione della società di cui era espressione. Le trasformazioni culminarono nello scioglimento del 1975 e il trasferimento delle sue tradizioni ai singoli battaglioni, divenuti pienamente autonomi nell'ambito della Brigata alpina "Julia", riconfigurata secondo gli standard della NATO.

Dal 1991, con la disgregazione della Federazione Jugoslava e la fine della contrapposizione tra i due grandi blocchi facenti capo agli Stati Uniti e all'URSS, i battaglioni tradizionalmente dell'8°, non più vincolati alla difesa della frontiera orientale, hanno visto crescere gli impegni in operazioni sul territorio nazionale ("Vespri Siciliani", "Riace", "Strade Sicure" per citarne alcune) e di pace all'estero. Elevati, a partire dal 1992, al rango di reggimento (8° su base btg. "Gemona", 14° su base btg. "Tolmezzo" e 15° su base btg. "Cividale"), furono i protagonisti delle prime missioni internazionali dell'Esercito Italiano, iniziando dal Mozambico nel 1993 e, in un crescendo d'intensità, passando per la Bosnia ed il Kosovo nonché per la cooperazione con Slovenia ed Ungheria nell'ambito della MLF, arrivando all'attuale impiego in Afghanistan.

Le successive ristrutturazioni della Forza Armata hanno portato allo scioglimento dei reggimenti 15° prima e 14° poi, mentre l'8° assumeva l'attuale configurazione su base btg. alp. "Tolmezzo" e dislocandosi nelle due sedi di Cividale e Venzone nel 2005. Anche per questo periodo le pubblicazioni sono, anche se a volte molto dettagliate, frammentarie. Uno storico disposto a fare ricerche, a sentire i protagonisti, ad analizzare e filtrare i materiali e por mano alla carta per fissare e rendere disponibile al pubblico dei lettori altri 60 anni di storia e di vita del 8° in un'unica opera, dovrebbe affrontare un lavoro tanto arduo quanto appassionante.

Mi auguro che la lettura della ristampa anastatica di quest'opera possa essere di proficuo stimolo affinché qualcuno, scoprendosi discepolo di Livio e di Tacito, si presti con alpino entusiasmo a proseguire il sentiero tracciato dal Barilli.

Il Comandante del reggimento
Col. Andrea PIOVERA

copertina
Autore: Manlio Barilli
scheda PDF
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Pagine: 696, formato 14x27cm, con illustrazioni in b/n
Prezzo: Euro 20,00
ISBN: Prima edizione: Casa Editrice Alpina, 1963
Stampa anastatica in occasione del Centenario dell'8° Reggimento Alpini
1 ottobre 1909 - 1 ottobre 2009
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Credits
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