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Comitato Verità
e Giustizia per Genova
Genova, luglio
2001:
io non dimentico
concorso letterario
Introduzione
Sono passati
cinque anni dal mese di luglio 2001, alcuni importanti processi
sono in corso ma nessuno sembra occuparsene; è difficile trovare
notizie, informazioni ed approfondimenti su quanto accaduto in quei
giorni ed in seguito. Con l'eccezione dei quotidiani genovesi e
di pochissime altre fonti di informazione, su Genova è calato il
silenzio, stampa e non solo. Non se ne occupano i media (in primo
luogo la televisione), non i quotidiani nazionali, non la società
civile italiana.
Durante i giorni
19, 20 e 21 luglio 2001, decine di migliaia di persone si sono ritrovate
a Genova per partecipare alle manifestazioni anti-G8, giovani e
adulti, maschi e femmine, italiani e stranieri, singoli ed associazioni.
Gente di ogni dove che voleva, con la propria presenza, dire NO
alle scelte spesso scellerate di pochi uomini, capi di governo di
pochi paesi, che decidono le sorti dell'umanità intera, senza chiedere
il parere degli interessati.
In quei giorni
abbiamo assistito ad una repressione brutale ed immotivata da parte
delle forze dell'ordine ai danni dei manifestati: la più grande
violazione dei diritti umani in un paese occidentale dal dopoguerra,
come l'ha definita Amnesty International. Centinaia di persone ferite
ed arrestate nelle strade e nelle piazze, un ragazzo ucciso da un
carabiniere, 93 persone massacrate ed arrestate alla Scuola Diaz,
centinaia condotte in stato di fermo o arresto a Forte San Giuliano
e nella caserma di Bolzaneto, costrette a subire ingiurie, maltrattamenti,
torture. Senza alcun rispetto delle leggi italiane ed internazionali,
delle norme previste per gli arrestati, i fermati, i feriti, gli
stranieri ed i minori.
Eppure, nonostante
le innumerevoli testimonianze, i filmati, le foto, sui fatti di
Genova è in vigore una gravissima censura. Da cinque anni chiediamo
la costituzione di una Commissione Parlamentare d'inchiesta ed un
ampio e pubblico dibattito su quanto accaduto in quei giorni: stiamo
ancora aspettando.
Per tutto questo,
per dar voce ai protagonisti delle manifestazioni, ai loro parenti,
amici, ai cittadini genovesi, abbiamo indetto questo concorso letterario.
Non per scovare nuovi talenti e neppure con la pretesa di rispondere
alle molte domande ancora senza risposta, molto più semplicemente
per stimolare i ricordi, per dar modo a chi ancora non aveva trovato
il coraggio di farlo, di aprire i cassetti, la mente ed il cuore,
di ricordare e dar voce alla propria "Genova".
E di "Genova"
ce ne sono tante e tutte sono diverse tra loro, abbiamo ricevuto
poesie e racconti da ogni parte d'Italia, da chi a Genova ci abita,
da chi c'era stato e da chi aveva seguito con ansia, e da lontano,
il fidanzato, il fratello, la figlia, l'amica.
Lo sguardo raccontato
attraverso le opere ricevute è molteplice, vi si possono leggere
i diversi pensieri e giudizi su quei giorni e sui cinque anni trascorsi,
le diverse appartenenze e provenienze.
Nei testi si
leggono le ferite: quelle inferte alla propria città (per i genovesi),
quelle ai danni dei manifestanti, quelle ancor più gravi ed inguaribili
ai danni della speranza in un mondo migliore. Rimane la ferita tuttora
aperta nella nostra democrazia: causata dal silenzio delle Istituzioni
e dall'oltraggio inferto dalle promozioni dei maggiori indagati,
responsabili dei fatti della Diaz e di Bolzaneto: nessuno è stato
sospeso e l'unico Commissario di Polizia ad aver protestato e minacciato
le dimissioni è stato il Commissario Montalbano, grazie allo scrittore
Andrea Camilleri.
Molte opere
parlano di Carlo, ricordano Carlo come il simbolo di quei giorni
a Genova, ma non solo. Alcuni dei partecipanti al concorso sanno
che al suo posto avrebbero potuto esserci loro. Altri avrebbero
potuto essere, come madri e padri, al posto di Haidi e Giuliano.
Ed il dolore e la tristezza per un ragazzo morto durante una manifestazione,
dove nessuno avrebbe dovuto sparare ed uccidere, sono grandi ed
insanabili, aggravati dal mancato processo (di un pubblico dibattimento
di fronte a perizie contrastanti e paradossali), dall'archiviazione
per il fatto più grave accaduto a Genova. La morte di Carlo segna
molte poesie e racconti del concorso, così come ha segnato le vite
e la memoria di molti.
Questo libro
vuol essere il riconoscimento a tutti quelli che hanno dato voce
ai loro ricordi, con coraggio e modestia, senza il miraggio di ricompense
morali, accademiche o di favolosi premi.
Il libro è anche
un premio, seppur modesto, ai membri della giuria, costretti ad
un "tour de force" per poter leggere e selezionare le opere in poco
tempo.
È un regalo
alla città di Genova, ai genovesi, che oltre alle ferite subite
dalla città nel mese di luglio del 2001, hanno dovuto assistere
alla pesante assenza del Comune di Genova, in qualità di parte civile,
nei processi per la scuola Diaz e per Bolzaneto.
Grazie a questo,
i genovesi, non potranno avere nemmeno il "risarcimento morale",
perché in questi cinque anni (e per molti ancora), in Italia e nel
mondo, il nome della città di Genova è stato, e sarà, indivisibile
dal ricordo dello stato d'assedio, delle violenze e delle torture
inflitte ingiustamente a centinaia di persone.
Enrica
Bartesaghi
Presidente Comitato Verità e Giustizia per Genova
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