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Pulecenella
e altre storie
il teatro
di Giosuè Romano
PREFAZIONE
di Giovanna Marini
Giosuè Romano
è sicuramente un grande docente, la sua passione per il teatro pervade
la sua vita, coinvolge i suoi amici, penetra serenamente nel rapporto
con i suoi figli, cosa che di solito proprio sul piano della partecipazione
delle passioni è tanto delicata. Č una passione travolgente che
convince e contagia. E chi riesce a conquistare attraverso la propria
passione è sempre un grande insegnante, un vero Maestro.
Ogni estate
Giosuè Romano si dedica alla scrittura dei testi che poi, durante
l'inverno e la stagione scolastica, mette in scena con grande divertimento
e partecipazione di tutta la sua équipe formata da familiari,
amici, e, cosa importante e meritevole, allievi della scuola dove
insegna storia e letteratura italiana. Questi testi vengono spesso
letti da Giosuè stesso ai suoi amici, è anche questo un rito di
preparazione all'evento e siamo tutti onorati di essere convocati
per questo rito che ci riporta alle antiche Accademie e Camerate
dove i letterati e gli artisti invece di rinchiudersi
in casa la sera, davanti a questo insopportabile piccolo schermo,
si ritrovavano a discutere animatamente questioni anche gravi d'arte
e di poesia, e chi aveva da poco scritto musica, teatro o letteratura
varia, spesso leggeva ai convenuti i propri scritti.
Così
ho avuto modo di conoscere questa Tetralogia, dove un pezzo, "Pulecenella",
è classico per l'ambientazione tipica della Commedia dell'Arte,
gli altri: "Tabacco olandese", "Ofelia non mi piace!"
e "Che guaio essere ammalati!" se ne discostano per mancanza
di maschere tipiche pur rimanendo nell'ambito del teatro classico
napoletano che va da Raffaele Viviani fino ad Eduardo Scarpetta.
Quello stesso teatro che ha contribuito a formare la cultura tipica
napoletana i suoi modi di dire e le sue famose frasi di saggezza.
Giosuè Romano ne è un cultore. E, infatti, i suoi
schemi di scrittura sono quelli tipici della commedia napoletana
classica, nutrita di storie e canovacci; dalla Commedia dell'Arte
fino al Boulevard (forma di teatro popolare parigino), si direbbe
che nulla è cambiato, e penso proprio che nulla debba cambiare,
perché questo genere di teatro è rituale. Il pubblico
si diverte a sentire i dialoghi, e della trama, forse, si interessa
poco, perché è comunque, e dev'essere quello per l'appunto,
rituale: il marito disperso in guerra, la povera vedova assediata
da voraci pretendenti, come accade in "Tabacco Olandese",
è una trama certamente non nuova, ma, quello
che rende il pezzo godibile è proprio la leggerezza dei dialoghi,
l'ironia che arriva a momenti esilaranti compensata subito da momenti
di dialogo serio nel quale filtrano concetti anche educativi senza
mai divenire propriamente didascalici.
In "Pulecenella"
abbiamo un esempio di commedia dell'arte concentrata, non manca
nulla, ci sono anche i Turchi oltre che uno schema tipico di commedia
napoletana, e cioè quello, sempre esilarante, del "teatro
nel teatro", schema che Giosuè Romano usa anche nell'"Ofelia
non mi piace".
E che dire della
trama di "Che guaio essere ammalati!" in cui un insegnante,
solo e pieno di acciacchi, aspetta trepidante quattro numeri di
una quaterna secca, ma la moglie scettica, approfittando della sua
assenza, non li gioca mancando l'appuntamento con la vincita. Poi,
finalmente a bilanciare la situazione e a sciogliere i nodi della
commedia è l'intervento risolutore del genitore "buonanima"
(grazie alla "raccomandazione di un Santo che tiene in Paradiso").
La famiglia vince, e così la commedia termina nel giubilo
generale. Forse...
Ebbene, lungi
dallo stancare, questo ripetere tranquillamente trame, che sono
proprie del teatro napoletano, tranquillizza il pubblico e rende
più apprezzabile il modo con cui Giosuè Romano tratta
l'argomento.
Come dicevo
i dialoghi sono di grande levità e di vero e proprio divertimento,
i tempi teatrali sono da grande maestro. Un erudito come lo è Giosuè
Romano, profondo conoscitore della storia del teatro, non potrebbe
sbagliare sulle gag, i divertimenti, gli equivoci, gli scambi di
battute che fuorviano circa il significato, basati come sono spesso
su semplici assonanze più che su un serio contenuto: tutto questo
è un gioco che appassiona l'autore come il pubblico, e si assiste
con piacere al divertimento generale. Ma è chiaro che questa materia
è delicatissima e solo la grande maestria di Giosuè la rende vicina,
sorprendentemente attuale, insomma unica e insostituibile.
Giovanna
Marini, gennaio 2008
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