Franco Magnani
Un soldato tra
due epoche
Franco Magnani
è stato indubbiamente una delle figure leggendarie nella storia
degli Alpini e dell'Italia. I lunghi mesi da lui passati a combattere
sulle montagne del fronte greco-albanese o nelle steppe russe, gli
undici anni vissuti in una terribile prigionia lo riportarono, nel
febbraio 1954 in una Italia che non conosceva più, ben diversa da
quella in cui era vissuto, si era formato come uomo e come alpino;
un'Italia in cui gli ideali patriottici, considerati antistorici
e superati avevano lasciato il posto a uno sfrenato e generale desiderio
di far soldi. In questa situazione Franco Magnani tirò fuori quella
nobiltà d'animo, quel coraggio e quella grinta che guerra e prigionia
gli avevano temprato, e riuscì così a riprendere a vivere.
Nel febbraio
1954, subito dopo il suo rientro ebbi la fortuna di invitarlo,
insieme a Padre Brevi, in una riunione conviviale: con noi - erano
una ventina di persone - oltre ad alcuni reduci c'erano parenti
di altri alpini dei quali non si sapeva, né si seppe in seguito
alcuna notizia. Gli parlai di quando nel luglio 1941 lo avevo conosciuto
ad Udine, dell'incontro con lui Ebene e Squadrelli in Russia allorché
stava per lasciare il comando della 12a compagnia del
Btg. Tolmezzo per andare all'8° Alpini quale capo di stato maggiore
del Col. Cimolino. Ricordai che non mi pareva entusiasta della nuova
destinazione che lo allontanava, sia pure di pochi chilometri, dalla
prima linea.
Quella sera
seguiva quasi assorto mentre le mie parole venivano interrotte da
altri che chiedevano notizie di familiari ormai considerati "dispersi".
Il suo volto era pieno di malinconia: pur affettuosamente circondato
da tutti non era riuscito ancora a comprendere tutto quello che
era passato in quegli anni e faceva lui stesso domande, probabilmente
le stesse che già aveva rivolto giorni prima ai familiari, i soli
che lo avevano accolto all'arrivo a Mede, nella sua città che gli
era apparsa deserta, desolatamente ostile come se invece di un soldato
che aveva fatto il proprio dovere fosse tornato un "colpevole"!.
Quella sera venne anche un fotografo ed il giorno dopo Franco mi
telefonò con stupore: gli avevano segnalato che "La patria", un
quotidiano che solo per pochi mesi venne pubblicato a Milano, aveva
dedicato alla serata un breve articolo.
A Franco quelle
poche righe parvero come un incoraggiamento a tener duro, a perseverare
nel fare il proprio dovere anche se tutto il mondo gli appariva
trasformato. Ci vedemmo ancora varie volte, lo ascoltai una sera
al Circolo della Stampa, quando con veemente foga oratoria, reagì
ad un discorso pieno solo di retorica di un altro reduce (probabilmente
da qualche sacrestia) che parlava a nome di quelli che avevano salvato
l'Italia.
Ogni volta ci
si faceva la promessa di ritrovarci per stare insieme più
tempo, per ricordare, per non dimenticare gli amici scomparsi. Purtroppo
non restammo mai insieme come avrei voluto: un giorno mio figlio,
allora bambino, era stato "cattivo" a scuola. Telefonai
a Franco, comandante della "Nunziatella" la celebre scuola
militare di Napoli pregandolo di accogliere fra i suoi allievi mio
figlio.., scherzammo, mi parlò dei suoi figli che pur non
avendo frequentato la "Nunziatella" erano bravi ragazzi
e ci lasciammo.
Nel marzo 1965,
io ero - al seguito dell'inter nella Coppa Campioni - a Glasgow
in Scozia: con me Vittorio Pozzo, vecio alpino della '15-18,
aveva comprato un enorme salmone ed aveva stabilito che lo avremmo
mangiato insieme a Franco al ritorno in Italia. Una telefonata da
Milano interruppe il nostro colloquio: credendo che ne fossi già
informato mia moglie mi esprimeva il dolore per la morte di Franco.
Quando tornai Vittorio Pozzo notò sul mio volto triste che
qualcosa doveva essere successo, e gli dissi la verità! Scoppiò
a piangere come un bambino, ci abbracciammo: sapevamo che l'Italia
aveva perso uno dei suoi figli migliori, uno che ancora avrebbe
potuto dare tanto al "suo paese" un tempo chiamato Patria.
Era il marzo 1965!
Giuseppe
Prisco
"Ho letto
attentamente le note scritte dal prof. Giuseppe Barba, e attesto
di condividerle completamente sia nel loro sviluppo logico, come
nella interconnessione fra eventi reali e reazioni psicologiche
del gen. Magnani quali sono state acutamente individuate dal prof.
Barba, come nelle conclusioni alle quali Egli è pervenuto."
Giulio
Bedeschi
"(...) in merito
allo "studio" del prof. Barba sulla figura del generale Magnani,
posso dire che dopo averlo attentamente letto lo trovo equilibrato
e serio nell'insieme, e mi complimento con l'Autore per la sua rigorosità
nella ricerca storica."
Mario
Rigoni Stern
Il 9 febbraio
2006 cadeva il cinquantenario dell'assegnazione della Medaglia d'Oro
al Valor Militare a Franco Magnani, per l'attività svolta sul fronte
russo.
Il
ricavato di questo libro sarà destinato alla Fondazione Don Carlo
Gnocchi Onlus.
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Autore: |
Giuseppe
Barba |
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| Pagine: |
168, formato 14,5 x 20,5 - 50 immagnini B/N |
| Prezzo: |
Euro
15,00 ESAURITO |
| ISBN: |
88-89666-14-5
/ 978-88-89666-14-2 |
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