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Un luogo una
storia
Prefazione
di
Ibio Paolucci
La maggior parte
delle storie qui raccolte sono state pubblicate sul quotidiano «l'Unità»
nell'anno 1997, committente l'allora capo della redazione, Giuseppe
Ceretti. La sua proposta fu di affidarmi una rubrica domenicale
intitolata "Un luogo, una storia", con piena libertà
di scelta da parte mia. Trattandosi di una iniziativa della redazione
milanese, preferibilmente, il punto di riferimento avrebbe dovuto
essere Milano, da intendersi, però, in modo molto aperto.
E così, comunque, io l'intesi.
Cominciai questo
viaggio parlando del Duomo, anche perché mi era piaciuta
la felice sintesi dello scrittore Emilio De Marchi: "L'è
grand, l'è bell, l'è lù", e poi, via via,
della vicenda della «Zanzara», che avevo seguito come
cronista, dell'occupazione della Cattolica dove conobbi Mario Capanna,
dello strabiliante duello con la spada nella primavera del 1924
fra il direttore de «l'Unità», Ottavio Pastore
e Curzio Malaparte, del trasferimento della direzione de «l'Avanti!»
da Roma a Milano, direttore Benito Mussolini, della nascita a Milano
de «l'Unità» e del «Corriere della Sera»,
della conquista dei socialisti nel giugno del 1914 del Palazzo Marino,
dell'Inno dei lavoratori scritto da Filippo Turati, della casa del
Caravaggio a Milano, dove il grande artista nacque il 29 settembre
del 1571, della rinascita della Scala con Arturo Toscanini, del
primo comizio di Pietro Ingrao, della nascita della Camera del Lavoro,
della demolizione del Lazzaretto a opera degli speculatori, della
sottoscrizione popolare per il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo,
dell'incontro con Carlo Gramsci, degli omicidi di Ambrosoli, l'"eroe
borghese", e di Alessandrini, il Pm della strage di Piazza
Fontana, ecc. ecc.
Altri scritti
sono apparsi sulla rivista «Triangolo rosso», organo
dell'Aned (Associazione nazionale degli ex deportati nei campi di
sterminio), altri per questa occasione. Alcuni racconti sono dedicati
a personaggi conosciuti personalmente e con i quali ho avuto il
privilegio dell'amicizia, come don Andrea Gaggero o Emilio Alessandrini
o Carlo Gramsci o Ernesto Treccani, oppure di cui, in qualche modo,
mi sono occupato professionalmente. Riunirli tutti in un unico mazzo
mi è parso potesse avere un qualche interesse. Naturalmente
posso essermi sbagliato. Giudicherà, se ci sarà, il
lettore.
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