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La "lunga"
resistenza operaia contro il nazifascismo
1922-1945
«(...)
bisogna porre con grande precisione e con grande franchezza agli
operai di Milano il problema di ... Milano. Perché a Milano,
grande città industriale, con un proletariato che è
il più numeroso fra i centri industriali italiani, che da
solo rappresenta più di un decimo degli operai di fabbrica
di tutta Italia, perché a Milano non è sorta una grande
organizzazione rivoluzionaria, mentre il movimento è sempre
stato rivoluzionario? Perché a Milano non ci sono stati mai
più di 3.000 organizzati nel partito socialista? Perché
a Milano, anche quando il movimento era al suo massimo di altezza,
comandavano effettivamente i riformisti? Perché a Milano
tutte le associazioni operaie, sindacali, cooperative, mutue, sono
sempre state nelle mani dei riformisti o semi-riformisti, anche
quando le masse erano spinte nelle strade dal più entusiastico
slancio rivoluzionario?».
«La responsabilità
del verificarsi di questo tipo di situazione era da attribuirsi
ai massimalisti del partito socialista, che non solo non avevano
"cercato di creare una grande organizzazione", ma che
non avevano neppure affrontato "una discussione seria sui problemi
più intimamente operai, come i consigli di fabbrica, le cellule
d'officina, il controllo operaio, nella trattazione dei quali anche
il più semplice operaio avrebbe avuto una competenza e dei
punti di vista da prospettare"».
Antonio
Gramsci, febbraio 1928
In un momento
storico come quello che stiamo vivendo un libro che narra di lotte
di classe è di per sé un evento che suscita attenzione e soddisfazione.
Gli autori hanno questo primo merito: di andare felicemente controcorrente,
documentando una lunga vicenda di conflitti, di lotte di resistenza,
di autonomia operaia. Di insurrezioni, di rivolte e scioperi spontanei,
di organizzazioni clandestine e di massa, di esperimenti di autogoverno
proletario. L'altra faccia del fascismo, si potrebbe dire. O - ma
forse è lo stesso - il controcanto incoercibile del comando capitalistico.
È una storia
tenace, che abbraccia il lungo arco della «guerra civile europea»
(dalla Grande guerra al '45) dispiegandosi per l'intera penisola.
E qui sta l'altro merito di questo libro, ispirato da un'intensa
partecipazione e da un robusto sentimento della persistenza: di
non aver dimenticato il Mezzogiorno. Al contrario, di avere ripercorso
puntualmente episodi di lotte operaie e contadine sovente trascurati:
dalle occupazioni dei cantieri navali di Palermo, Napoli e Taranto
- sorprendente eco del biennio rosso delle fabbriche torinesi e
milanesi - alle lotte mezzadrili e operaie della primavera del '44
a Matera e a Foggia e, nuovamente, nei cantieri di Napoli e di Taranto.
Ci fosse ancora
un Cusin, parlerebbe forse di «antistoria». Di certo
si tratta di un racconto che batte piste desuete. Nel seguirne gli
sviluppi si avverte la passione che animava la resistenza proletaria
alla tirannide ed evocava nuovi scenari forse possibili. Anche per
questo vorremmo fossero in tanti a leggere queste pagine, nelle
quali - pur nell'estrema asprezza del conflitto - vive un Novecento
ricco di luce: perché le speranze di ieri tornino a nutrire l'impegno
di oggi e di domani.
dalla
prefazione di Alberto Burgio
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Autori: |
Giovanna
Frisoli - Amerigo
Sallusti |
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| Pagine: |
216, formato 14,5 x 20,5 cm,
con inserto documentario in B/N |
| Prezzo: |
Euro
14,00 |
| ISBN: |
88-89666-20-X
/ 978-88-89666-20-3 |
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