L'ombra degli americani sulla Resistenza
al confine tra Italia e Svizzera

Le bande autonome e garibaldine / Il ruolo dell'Oss / La scuola d'addestramento partigiana a Villa Mimosa di Campione d'Italia / La morte del capitano Ricci nella "trappola" di Lenno

Prendendo le mosse dall'azione partigiana di Lenno sul lago di Como del 3 ottobre 1944, per catturare il ministro dell'Interno della Rsi Guido Buffarini Guidi, in cui trovò la morte il capitano Ugo Ricci, una morte "oscura" prodotta dal "fuoco amico", il libro affronta la complessa questione della politica Alleata e della Resistenza italiana. Due erano i capisaldi della strategia di Allen Dulles, direttore dell'Oss, i servizi informativi Usa di Berna: gli aiuti in armi e in denaro alle formazioni partigiane erano condizionati al fatto che non venisse costituito in Italia "un esercito di popolo" mentre, al contrario, la Resistenza avrebbe dovuto limitarsi ad atti di sabotaggio, intelligence e azioni armate di corto respiro. Una sorta di insopportabile bavaglio contro cui fecero sentire la loro voce dissenziente Ferruccio Parri, Luigi Longo e Leo Valiani, i capi politici della lotta armata al nazifascismo. Il timore degli Alleati era infatti quello di rafforzare indirettamente con la propria azione il Partito comunista italiano, egemone nel controllo delle formazioni partigiane e di sostenere un possibile sbocco rivoluzionario al termine del conflitto.

Se da una parte il Clnai fu finanziato con 160 milioni di lire mensili da ridistribuire alle varie "bande" in base agli accordi raggiunti con gli Alleati dal presidente del Clnai Alfredo Pizzoni, illuminato banchiere milanese e i "lanci" dal cielo privilegiarono in gran parte i partigiani-amici, dall'altra parte Donald Pryce Jones, responsabile Oss di Lugano, dopo aver organizzato il 28 gennaio 1944 la "liberazione di Campione d'Italia" dal giogo della Rsi per trasformarla in una base operativa con agenti segreti verso l'Italia, non rinunciò a foraggiare lungo la fascia confinaria, fra la Val d'Intelvi, la zona di Porlezza e la Valsolda, ma anche la Val d'Ossola e la Valtellina, alcune piccole bande autonome, costituite da valligiani e contrabbandieri, senza collegamenti con il Clnai, favorendo in quel modo il frazionamento e l'indebolimento del tessuto unitario della Resistenza che restava pur sempre un obiettivo di primaria importanza. La disinvolta manovra, emblema della "doppia Resistenza", provocò pesanti frizioni con il Clnai nella Confederazione Elvetica: fra i casi esemplari quello di un gruppo "addestrato" a Villa Mimosa, nell'énclave campionese, guidato da un coraggioso ufficiale, il maggiore Titta Cavaleri "Gufo Maggiore", e formato in gran parte da giovani studenti milanesi che, nel corso della lotta, avrebbe conosciuto esperienze drammatiche sino alla fuga nella vicina Svizzera.

Un quadro inedito della Resistenza italiana combattuta per il controllo politico del territorio e contrassegnata da reciproci tentativi di annessione da parte dei Comandi delle brigate "Garibaldi" e di quelle autonome ricadute, sul finire della lotta, sotto l'ombrello di un non meglio conosciuto Comando "G.L. 734" impegnato a garantire gli interessi degli Alleati sino alle ore trionfali della Liberazione.

  Autore: Franco Giannantoni    
Pagine: 620 (200 di documenti e foto),
formato 15 x 21 cm, cartonato con sovracopertina
Prezzo: Euro 27,00
ISBN: 88-89666-16-1 / 978-88-89666-16-6
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