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Il pane bianco
La storia partigiana
di Onorina Brambilla Sandra, ventunenne milanese, figlia
di operai, è un mirabile esempio del percorso compiuto da
tante donne italiane che, all'8 settembre del 1943 con l'occupazione
straniera del Paese e il sorgere della Repubblica Sociale Italiana
di Mussolini, non ebbero esitazioni a battersi per la libertà
abbandonando casa, lavoro e affetti offrendo un contributo decisivo
alla lotta e alla vittoriosa insurrezione.
Il libro autobiografico,
con un linguaggio semplice ed efficace, senza accenti retorici,
minuzioso nelle ricostruzioni temporali ed ambientali, percorre
a ritmo incessante questo tragitto, cogliendo i momenti più intensi
della vita di una ragazza schierata con quel minuscolo ma temibile
esercito del 3° Gap votato alle imprese più disperate, al limite
dell'impossibile, nel cuore della metropoli, contro gli obiettivi
strategici dei tedeschi e dei fascisti di Salò.
Non ci sono
nella ricostruzione, arricchita da un prezioso messaggio filtrato
dalla cella di Monza e da un'inedita corrispondenza indirizzata
dal Lager di Bolzano alla madre, né silenzi né margini di ambiguità.
Il dramma della prigionia in mano agli sgherri di Wernig e le oscure
attività delle SS italiane al soldo del nemico emergono con un linguaggio
crudo ed essenziale che esalta la pesantezza del trattamento subito.
Il cammino di
Onorina Brambilla, liberata il 30 aprile 1945, si concluderà, dopo
una marcia a tappe forzate, a piedi, con altri compagni, attraverso
la Val di Non, il passo della Mendola e quello del Tonale, in una
Milano sconciata dalla guerra, dove riabbraccerà la famiglia e il
"suo" comandante, Giovanni Pesce, Visone, Medaglia d'oro
della Resistenza ed Eroe Nazionale di cui diverrà il 14 luglio 1945
la compagna di una vita. Non mancheranno i riconoscimenti partigiani:
il diploma del Comando Alleato di Alexander e la Croce di guerra
al"valor partigiano".
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