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"Gianna"
e "Neri"
fra speculazioni e silenzi.
Per oltre mezzo
secolo il dibattito attorno alla eliminazione fisica, dopo la Liberazione,
di Luigi Canali, il "capitano neri", il più noto
comandante del Lario e della sua giovane compagna Giuseppina Tuissi
"Gianna", ha lacerato il mondo politico e partigiano,
provocando polemiche spesso rozze e maldestri tentativi di gettare
una macchia oltraggiosa sulla lotta antifascista.
Quella che fu
una scelta "necessaria" nella sua cinica spietatezza per
sbarazzare il campo da un comunista idealista, autonomo nelle decisioni
operative, sino a provocare scontri durissimi ai vertici locali
e regionali del partito di Togliatti, con un PCI ancora diviso fra
il sanguinoso settarismo e gli equilibri richiesti dalla nascente
democrazia, emerge da una sentenza poco nota della magistratura
italiana. E' quella del 1970 che applicò l'amnistia alle
decine di imputati di omicidi e di reati contro il patrimonio.
Cancellando
le responsabilità anche dei mandanti e degli esecutori di
questo duplice atroce delitto, essa delineò con chiarezza
il crinale delle colpe troppo spesso volutamente taciute nel tentativo,
in gran parte riuscito, di evitare di pagare il prezzo con la giustizia
prima che con la Storia.
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