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Furore nero
Il tormento
di un "orfano" di Mussolini dalla Repubblica Sociale Italiana
alla democrazia
[...] Ansimò
un po' e tacque, poi: "È inutile che straparli papà - riprese
- tu eri fascista e mi hai educato come fascista, mi hai plasmato
così come sono. Solo che tu sei tornato, dopo il 25 luglio, quello
che eri prima del 1922; io, che ho conosciuto solo il fascismo,
non ho potuto che restare fascista".
[...]
Non si trattò solo di vite perse ma di sogni spezzati, di
tragedie personali, di drammi cocenti, di delusioni mai rimarginate.
Nulla servì a rimettere in corsa le coscienze segnate dalla
spinta omicida di Pavolini e delle Brigate Nere. Il marchio infamante
di quello che accadde nei 600 giorni della Repubblica di Mussolini,
leggi razziali e antisemite comprese, viatico funereo per la deportazione
della minoranza ebraica nazionale nei campi di sterminio, aveva
finito per bollare, con il marchio dell'infamia, il destino di questi
volontari.
Dal
saggio di Franco Giannantoni
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