Edizioni Arterigere   Home  | Autori | Giovanni Pesce | rifondazione spaziatore  
- Home
- Libri
- Autori
° Sergio Banali
° Giuseppe Barba
° Mainardo Benardelli
° Luciana Benardelli
° Sorelle Cardosi
° Maurizio Casarola
° Giorgio Cavalleri
° Cesare Chiericati
° Mario Chiodetti
° Rossana Conte
° Ottavio D'Agostino
° Massimo De Lorenzi
° Franco Della Peruta
° Jaime Diaz Rozzotto
° Giovanna Ferloni
° Damiano Franzetti
° Giovanna Frisoli
° Diego Giachetti
° Franco Giannantoni
° Giovanni Granucci
° Enzo Laforgia
° Arcangelo Marucci
° Franco Modesti
° Francesca Nicodemi
° Ibio Paolucci
° Giovanni Pesce
° Raffaele Pugliese
° Antonella Randazzo
° Filippo Rissotto
° Maurilio Riva
° Amerigo Sallusti
° Francesco Scomazzon
° Tiziano Tussi
° Vittorio Vallicella
- Ordini
- Rassegna stampa
- Contatti
- Leggere tutti !
MySpace   §   Google libri

Giovanni Pesce
Visone d'Acqui Terme (AL), 22 febbraio 1918 - Milano, 27 luglio 2007.

Il ricordo di Rifondazione comunista (da Liberazione del 28 luglio 2007).

Cara Nori, ti siamo molto vicini. Possiamo ben immaginare quanto grande sia il tuo dolore per la perdita dell'amato compagno di una vita. Una vita irripetibile e affascinante. Una vita compiuta insieme costruendo un legame profondo nelle lotte comuni per un per un mondo di liberi ed uguali. Giovanni ci mancherà molto ma resterà sempre nel nostro ricordo e nella memoria del popolo italiano. A te resterà l'affetto e l'amicizia di tanti che vi hanno conosciuto e vi hanno voluto bene, noi, certamente, tra questi. Un abbraccio forte
Lella e Fausto

Con Giovani Pesce scompare una delle grandi figure della Resistenza italiana. Un uomo che lungo la sua intera vita ci ha insegnato cosa significhi battersi per la libertà, la democrazia e la giustizia sociale. Un uomo che non aveva mai smesso di ricordarci, dopo aver partecipato alla lotta antifascista, che la coscienza civile di un paese si misura nella sua capacità di combattere la discriminazione, il razzismo e il rifiuto della diversità.
Paolo Ferrero

«Beato quel popolo che non ha bisogno d'eroi», ci ha ammonito Bertold Brecht. E io qui non voglio scrivere per onorare l'eroe Giovanni Pesce, ma l'uomo, il comunista, il combattente antifascista per la libertà e per la democrazia spentosi ieri. Perché, come le parole di Brecht, la storia della resistenza e le tragedie del Novecento dovrebbero averci insegnato una volta per tutte che non esiste gesta più eroica che esser semplicemente donne e uomini. Per la generazione di Giovanni Pesce diventar donne e uomini è stato un obbligo precoce. E diventare eroi è stata, forse, quasi una condanna. Sì, una condanna. Pagata al prezzo di famiglie, amici, fratelli di lotta e di ideali persi in troppi e troppo presto. Il prezzo di un orrore rimasto indelebilmente fotografato sul fondo delle pupille. Che è poi il prezzo della libertà di cui godiamo quotidianamente il frutto, talora inconsapevoli, spesso immemori. Negli occhi, nelle parole, nella memoria e nella tempra di Giovanni Pesce era inscritto il fondamento vivo della nostra Repubblica. E ora che si sono spenti non si può non provare uno smarrimento profondo per l'ineluttabile venir meno di quella memoria diretta, del ricordo vissuto di quelle donne e uomini che come lui sono stati fondatori della nostra repubblica. Ragazzi cui sono state sottratte troppo presto tutte le illusioni, tramutate in libertà da riconquistarsi al prezzo della vita e della morte. Giovani costretti a darsi alla macchia poco più che adolescenti e a diventar più maturi e responsabili di quanto si possa pensare di chiedere a qualunque giovane. Giovanni Pesce ci ha raccontato nelle pagine scarne dei sui libri ("Senza tregua", "Un garibaldino in Spagna") l'inevitabile e inarrivabile crudezza di quelle esperienze, della guerra, della resistenza gappista. Dall'adolescenza in Francia, alla gioventù di volontario in Spagna, alla resistenza in Italia, Pesce ci ha narrato senza compiacimento alcuno l'avventura di una riconquista che si chiamava libertà, la ferma consapevolezza di ogni prezzo pagato e fatto pagare a difesa della democrazia, la lucida coscienza antifascista in cui una generazione ha trovato il fondamento del proprio essere comunista, che ha fatto di quell'impegno politico uno strumento di lotta per il presente e una speranza per il futuro. Quella speranza per cui Pesce ha scelto anche Rifondazione comunista. Le sue pagine ci restano. La sua voce invece si è spenta. E con essa la sua narrazione in prima persona: la passione e l'avventura di un giovane comunista costretto a farsi uomo e eroe semplicemente per incarnare i suoi ideali di libertà. Perché questo era Giovanni Pesce: semplicemente un uomo, e un comunista. Di quegli uomini che hanno attraversato la storia facendosene carico. Ricordo, poco più di un anno fa, che ci incontrammo a un Comitato politico di Rifondazione. Mi ha sempre colpito come fosse lui, anziano dall'aura eroica, a farsi largo per venire ad abbracciare noi più giovani. E ricordo come in quell'occasione mi confidò che la cosa che lo rendeva più felice era andare a parlare nelle scuole e trovare tanto ascolto e attento da parte dei giovani per la storia raccontata da protagonista diretto, quale lui era stato. "Questa è la mia missione di vita", mi confidò. Era una delle ultime volte che ci vedemmo. Con Giovanni Pesce si è spenta ieri un'altra voce vissuta e viva della lotta antifascista, un'altra memoria si è secolarizzata in storia. Ci rendiamo tristemente conto che quel che per decenni ci è stato raccontato dalle voci, dalle lacrime, dalle piaghe dei protagonisti, va disponendosi immobile negli archivi, nelle biblioteche e nelle cineteche. E a noi, comunisti di Rifondazione, non può darsi altra missione che far proprie quelle memorie di uomo, di comunista, tramandateci da Giovanni Pesce. E non per farci vestali di un'epica eroica scolpita nel marmo, ma per tener viva quella dolorosa necessità d'esser semplicemente donne e uomini liberi. Consapevoli che quel secolo insieme di straordinarie speranze di massa e di gigantesche tragedie che è il Novecento ci ha insegnato per sempre che "non c'è futuro senza memoria".
Franco Giordano

Questa volta il Comandante Giovanni Pesce non ce l'ha fatta. Il leggendario "Ivaldi", "Visone", il combattente per la libertà in Francia, in Spagna e in Italia, ci ha lasciati. La sua vita è stata una lunga cavalcata che ha percorso tutto il Novecento. Fin da giovane non ha esitato ad impugnare le armi e a rischiare la vita per arruolarsi nelle Brigate internazionali spagnole contro il franchismo, poi in Italia nei Gruppi della Resistenza contro nazisti e fascisti. Rinchiuso a Ventotene ebbe come compagni di confino Terracini, Longo, Secchia, Pertini, Ravera, Curiel, Di Vittorio. Dal dopoguerra fino ad oggi è sempre stato in prima fila nelle lotte al fianco dei lavoratori, per la democrazia, la pace, il socialismo. Medaglia d'Oro al valor militare, infaticabile difensore e divulgatore dei valori della Resistenza e della storia delle Brigate internazionali di Spagna. Per noi, in tutti questi anni, è stato il simbolo della lotta contro il revisionismo, contro l'attacco alla Resistenza. Un punto fermo importantissimo contro il dilagante svuotamento, da parte anche di forze della Sinistra, dei principi dell'antifascismo. Ho tanti ricordi del Comandante Visone, in particolare non dimentico quei suoi occhi curiosi e sorridenti che non stavano mai fermi e che trasmettevano ottimismo. Come quella volta che si sentì male al Comitato politico nazionale e davanti a Bertinotti spaventato disse sorridendo: "Tutto a posto, comandante". Noi lo ricordiamo così, con il suo ottimismo della volontà, sempre al nostro fianco, con la compagna partigiana Nori. Così come ci piace rivederlo su quella macchina che il 28 aprile del 1945 entrò in piazza Duo mo a Milano piena di folla. Il Comandante "Visone" su quell'auto, simbolo dell'Italia liberata, con il mitra sul braccio, al fianco di Cino Moscatelli, Alessandro Vaia, Pietro Secchia, Luigi Longo. Ci stringiamo con affetto alla compagna Nori Brambilla e alla figlia Tiziana. Comandante te ne sei andato, ma sarai sempre nei nostri cuori e cercheremo di continuare a lottare per quegli ideali che, non a chiacchiere, ma con l'esempio di una vita, ci hai trasmesso. Grazie da tutti noi.
Claudio Grassi

Non credo che le parole possano davvero rendere ragione di quanto Giovanni Pesce mancherà ai senatori del Pc-Se, ai militanti di tutta la sinistra e a me personalmente, e neppure di quanto grande sia il debito nei suoi confronti di tutta la mia generazione politica. Negli anni in cui abbiamo lavorato insieme a Dp, tra la fine dei '70 e i primi '80, Giovanni è stato per me un maestro di impegno politico e umano. Emigrato da bambino in Francia era stato eroe dell'antifascismo, prima in Spagna, giovanissimo, e poi in Italia. Nessuno meglio di lui incarnava, per noi, un antifascismo vivo e reso ogni giorno attuale, opposto alla liturgia sterile che già allora imbalsamava e privava di anima la memoria della Resistenza. Ma Giovanni Pesce non era solo il testimone di una grande e tragica esperienza del passato. Era anche e soprattutto un vero dirigente politico, un militante operaio che interveniva ogni giorno, con intelligenza e determinazione, nel conflitto sociale di quegli anni. Nella sua vicenda si rifletteva una continuità non retorica ma tradotta in pratica quotidiana tra la Resistenza e le grandi lotte sociali di quegli anni, tra l'antifascismo e l'impegno per conquistare un mondo diverso. Solo una cosa mi pare importante aggiungere. Nella sua biografia la lotta armata contro il fascismo, nella quale si era sempre distinto per indomabile coraggio, occupava una parte importantissima. Giovanni Pesce aveva conosciuto la violenza, e tuttavia non era mai diventato un sostenitore della violenza rivoluzionaria a ogni costo, non aveva mai trasformato in mito quello che per lui come per tanti altri compagni e militanti antifascisti era stato un mezzo a cui non si poteva evitare di fare ricorso, ma nulla di più. È una lezione che non dimenticherò e credo di poter dire non dimenticheremo mai.
Giovanni Russo Spena

A pochi giorni dalla scomparsa a Torino di Bruno Vasari, deportato a Mauthausen e fondatore dell'Aned, un altro grande protagonista della lotta antifascista ci ha lasciato dopo una vita intera dedicata all'impegno civile e politico: Giovanni Pesce, figura leggendaria e medaglia d'oro della guerra partigiana, testimone acuto dell'antifascismo sia attraverso gli incontri in tutta Italia, che attraverso artico li, saggi, libri. Una vita "senza tregua" (come è il titolo del suo libro di memorie sulla resistenza dei Gap) tra la la gente comune e negli impegni istituzionali, dove continuava la sua personale lotta contro la perdita della memoria storica delle radici antifasciste della nostra democrazia e contro il revisionismo storico. Ancora nell'ultimo anniversario del 25 aprile a Milano ha ricordato nel suo discorso la forza e il coraggio di cambiare di quella generazione che ci ha restituito la libertà, mettendo fine alla guerra e al clima di terrore e crudeltà a cui la popolazione era assoggettata. Altro che zona grigia, antiantifascismo, equidistanza tra le parti..., tutte etichette a cui la dominante "vulgata" afascista (e cioè parafascista) ci ha oggi abituato: Pesce impersonava la saggezza di chi sceglie tra scelte incompatibili e vede lontano, attualizzando il messaggio della Resistenza. Ecco perché le sue parole milanesi invitano a guardare avanti, alle sfide di oggi: "Occorre sempre riandare a quel giorno. Non mi stancherò mai di ripeterlo. La democrazia nel nostro paese è salda ma è anche quotidianamente incalzata da prepotenze, violenze, fenomeni di sfruttamento, di emarginazione, spinte razziste, ingiustizie sociali. I temi della sicurezza sul luogo di lavoro, dell'occupazione giovanile, del salario dignitoso per tutti, di una scuola libera, di una informazione al riparo da interessi e veleni di parte, di pensioni rispettose dei sacrifici compiuti in una intera esistenza, di una giustizia che colpisca in termini certi e rapidi i colpevoli di ogni reato, sono appuntamenti cui occorre dare una risposta". E seguiva dunque l'invito a onorare il 25 aprile attraverso il rispetto e l'applicazione della Costituzione, perché "Non sono concesse distrazioni, fughe in avanti, dimenticanze: La Liberazione è stata una pietra fondante del nostro vivere civile. Su essa poggia la speranza nostra, ma soprattutto quella delle nuove generazioni." Parole da far proprie per ognuno di noi con un infinito ringraziamento a Giovanni e con la consapevolezza che oggi occorrono modi nuovi, più efficaci, più complessi per rispondere agli attac chi neofascisti e neonazisti, perché questa pseudocultura sta entrando a far parte con indifferenza del sentire comune, come ci ricordano i fatti delle ultime settimane: le violenze di villa Ada a Roma, la nomina di un filonazista nel consiglio di amministrazione dell'Istituto Storico della Resistenza di Verona, la bandiera della decima MAS che sventola sull'edificio del vicesindaco di Pietrasanta... Occorre dunque reagire contro le mutate forme di un male antico con cui la società italiana non ha mai del tutto voluto fare i conti, Giovanni Pesce ne sarebbe contento. Il Gruppo alla Camera Rifondazione comunista Sinistra Europea esprime tutto il suo doloroso cordoglio a Nori a tutta la sua famiglia ai compagni e alle compagne che lo hanno accompagnato durante tutta la sua vita di lotte. Ti sia lieve la terra compagno Pesce, comandante Visone.
Gennaro Migliore

Valid HTML 4.01 Transitional
Credits
Arterigere - Chiarotto Editore - Piazza De Salvo 7 - 21100 Varese
Tel/Fax 0332.264467 - e-mail info(at)arterigere.it