|
Giovanni
Pesce
Visone d'Acqui
Terme (AL), 22 febbraio 1918 - Milano, 27 luglio 2007.
Il ricordo di
Rifondazione comunista (da Liberazione
del 28
luglio 2007).
Cara
Nori, ti siamo molto vicini. Possiamo ben immaginare quanto grande
sia il tuo dolore per la perdita dell'amato compagno di una vita.
Una vita irripetibile e affascinante. Una vita compiuta insieme
costruendo un legame profondo nelle lotte comuni per un per un mondo
di liberi ed uguali. Giovanni ci mancherà molto ma resterà sempre
nel nostro ricordo e nella memoria del popolo italiano. A te resterà
l'affetto e l'amicizia di tanti che vi hanno conosciuto e vi hanno
voluto bene, noi, certamente, tra questi. Un abbraccio forte
Lella e Fausto
Con
Giovani Pesce scompare una delle grandi figure della Resistenza
italiana. Un uomo che lungo la sua intera vita ci ha insegnato cosa
significhi battersi per la libertà, la democrazia e la giustizia
sociale. Un uomo che non aveva mai smesso di ricordarci, dopo aver
partecipato alla lotta antifascista, che la coscienza civile di
un paese si misura nella sua capacità di combattere la discriminazione,
il razzismo e il rifiuto della diversità.
Paolo
Ferrero
«Beato
quel popolo che non ha bisogno d'eroi», ci ha ammonito Bertold
Brecht. E io qui non voglio scrivere per onorare l'eroe Giovanni
Pesce, ma l'uomo, il comunista, il combattente antifascista per
la libertà e per la democrazia spentosi ieri. Perché, come le parole
di Brecht, la storia della resistenza e le tragedie del Novecento
dovrebbero averci insegnato una volta per tutte che non esiste gesta
più eroica che esser semplicemente donne e uomini. Per la generazione
di Giovanni Pesce diventar donne e uomini è stato un obbligo precoce.
E diventare eroi è stata, forse, quasi una condanna. Sì, una condanna.
Pagata al prezzo di famiglie, amici, fratelli di lotta e di ideali
persi in troppi e troppo presto. Il prezzo di un orrore rimasto
indelebilmente fotografato sul fondo delle pupille. Che è poi il
prezzo della libertà di cui godiamo quotidianamente il frutto, talora
inconsapevoli, spesso immemori. Negli occhi, nelle parole, nella
memoria e nella tempra di Giovanni Pesce era inscritto il fondamento
vivo della nostra Repubblica. E ora che si sono spenti non si può
non provare uno smarrimento profondo per l'ineluttabile venir meno
di quella memoria diretta, del ricordo vissuto di quelle donne e
uomini che come lui sono stati fondatori della nostra repubblica.
Ragazzi cui sono state sottratte troppo presto tutte le illusioni,
tramutate in libertà da riconquistarsi al prezzo della vita e della
morte. Giovani costretti a darsi alla macchia poco più che adolescenti
e a diventar più maturi e responsabili di quanto si possa pensare
di chiedere a qualunque giovane. Giovanni Pesce ci ha raccontato
nelle pagine scarne dei sui libri ("Senza tregua",
"Un garibaldino in Spagna") l'inevitabile e inarrivabile
crudezza di quelle esperienze, della guerra, della resistenza gappista.
Dall'adolescenza in Francia, alla gioventù di volontario in Spagna,
alla resistenza in Italia, Pesce ci ha narrato senza compiacimento
alcuno l'avventura di una riconquista che si chiamava libertà, la
ferma consapevolezza di ogni prezzo pagato e fatto pagare a difesa
della democrazia, la lucida coscienza antifascista in cui una generazione
ha trovato il fondamento del proprio essere comunista, che ha fatto
di quell'impegno politico uno strumento di lotta per il presente
e una speranza per il futuro. Quella speranza per cui Pesce ha scelto
anche Rifondazione comunista. Le sue pagine ci restano. La sua voce
invece si è spenta. E con essa la sua narrazione in prima persona:
la passione e l'avventura di un giovane comunista costretto a farsi
uomo e eroe semplicemente per incarnare i suoi ideali di libertà.
Perché questo era Giovanni Pesce: semplicemente un uomo, e un comunista.
Di quegli uomini che hanno attraversato la storia facendosene carico.
Ricordo, poco più di un anno fa, che ci incontrammo a un Comitato
politico di Rifondazione. Mi ha sempre colpito come fosse lui, anziano
dall'aura eroica, a farsi largo per venire ad abbracciare noi più
giovani. E ricordo come in quell'occasione mi confidò che la cosa
che lo rendeva più felice era andare a parlare nelle scuole e trovare
tanto ascolto e attento da parte dei giovani per la storia raccontata
da protagonista diretto, quale lui era stato. "Questa è la
mia missione di vita", mi confidò. Era una delle ultime volte
che ci vedemmo. Con Giovanni Pesce si è spenta ieri un'altra voce
vissuta e viva della lotta antifascista, un'altra memoria si è secolarizzata
in storia. Ci rendiamo tristemente conto che quel che per decenni
ci è stato raccontato dalle voci, dalle lacrime, dalle piaghe dei
protagonisti, va disponendosi immobile negli archivi, nelle biblioteche
e nelle cineteche. E a noi, comunisti di Rifondazione, non può darsi
altra missione che far proprie quelle memorie di uomo, di comunista,
tramandateci da Giovanni Pesce. E non per farci vestali di un'epica
eroica scolpita nel marmo, ma per tener viva quella dolorosa necessità
d'esser semplicemente donne e uomini liberi. Consapevoli che quel
secolo insieme di straordinarie speranze di massa e di gigantesche
tragedie che è il Novecento ci ha insegnato per sempre che "non
c'è futuro senza memoria".
Franco
Giordano
Questa
volta il Comandante Giovanni Pesce non ce l'ha fatta. Il leggendario
"Ivaldi", "Visone", il combattente per la libertà
in Francia, in Spagna e in Italia, ci ha lasciati. La sua vita è
stata una lunga cavalcata che ha percorso tutto il Novecento. Fin
da giovane non ha esitato ad impugnare le armi e a rischiare la
vita per arruolarsi nelle Brigate internazionali spagnole contro
il franchismo, poi in Italia nei Gruppi della Resistenza contro
nazisti e fascisti. Rinchiuso a Ventotene ebbe come compagni di
confino Terracini, Longo, Secchia, Pertini, Ravera, Curiel, Di Vittorio.
Dal dopoguerra fino ad oggi è sempre stato in prima fila nelle lotte
al fianco dei lavoratori, per la democrazia, la pace, il socialismo.
Medaglia d'Oro al valor militare, infaticabile difensore e divulgatore
dei valori della Resistenza e della storia delle Brigate internazionali
di Spagna. Per noi, in tutti questi anni, è stato il simbolo della
lotta contro il revisionismo, contro l'attacco alla Resistenza.
Un punto fermo importantissimo contro il dilagante svuotamento,
da parte anche di forze della Sinistra, dei principi dell'antifascismo.
Ho tanti ricordi del Comandante Visone, in particolare non dimentico
quei suoi occhi curiosi e sorridenti che non stavano mai fermi e
che trasmettevano ottimismo. Come quella volta che si sentì male
al Comitato politico nazionale e davanti a Bertinotti spaventato
disse sorridendo: "Tutto a posto, comandante". Noi lo
ricordiamo così, con il suo ottimismo della volontà, sempre al nostro
fianco, con la compagna partigiana Nori. Così come ci piace rivederlo
su quella macchina che il 28 aprile del 1945 entrò in piazza Duo
mo a Milano piena di folla. Il Comandante "Visone" su
quell'auto, simbolo dell'Italia liberata, con il mitra sul braccio,
al fianco di Cino Moscatelli, Alessandro Vaia, Pietro Secchia, Luigi
Longo. Ci stringiamo con affetto alla compagna Nori Brambilla e
alla figlia Tiziana. Comandante te ne sei andato, ma sarai sempre
nei nostri cuori e cercheremo di continuare a lottare per quegli
ideali che, non a chiacchiere, ma con l'esempio di una vita, ci
hai trasmesso. Grazie da tutti noi.
Claudio
Grassi
Non
credo che le parole possano davvero rendere ragione di quanto Giovanni
Pesce mancherà ai senatori del Pc-Se, ai militanti di tutta la sinistra
e a me personalmente, e neppure di quanto grande sia il debito nei
suoi confronti di tutta la mia generazione politica. Negli anni
in cui abbiamo lavorato insieme a Dp, tra la fine dei '70 e i primi
'80, Giovanni è stato per me un maestro di impegno politico e umano.
Emigrato da bambino in Francia era stato eroe dell'antifascismo,
prima in Spagna, giovanissimo, e poi in Italia. Nessuno meglio di
lui incarnava, per noi, un antifascismo vivo e reso ogni giorno
attuale, opposto alla liturgia sterile che già allora imbalsamava
e privava di anima la memoria della Resistenza. Ma Giovanni Pesce
non era solo il testimone di una grande e tragica esperienza del
passato. Era anche e soprattutto un vero dirigente politico, un
militante operaio che interveniva ogni giorno, con intelligenza
e determinazione, nel conflitto sociale di quegli anni. Nella sua
vicenda si rifletteva una continuità non retorica ma tradotta in
pratica quotidiana tra la Resistenza e le grandi lotte sociali di
quegli anni, tra l'antifascismo e l'impegno per conquistare un mondo
diverso. Solo una cosa mi pare importante aggiungere. Nella sua
biografia la lotta armata contro il fascismo, nella quale si era
sempre distinto per indomabile coraggio, occupava una parte importantissima.
Giovanni Pesce aveva conosciuto la violenza, e tuttavia non era
mai diventato un sostenitore della violenza rivoluzionaria a ogni
costo, non aveva mai trasformato in mito quello che per lui come
per tanti altri compagni e militanti antifascisti era stato un mezzo
a cui non si poteva evitare di fare ricorso, ma nulla di più. È
una lezione che non dimenticherò e credo di poter dire non dimenticheremo
mai.
Giovanni
Russo Spena
A pochi giorni dalla scomparsa a Torino di Bruno Vasari, deportato
a Mauthausen e fondatore dell'Aned, un altro grande protagonista
della lotta antifascista ci ha lasciato dopo una vita intera dedicata
all'impegno civile e politico: Giovanni Pesce, figura leggendaria
e medaglia d'oro della guerra partigiana, testimone acuto dell'antifascismo
sia attraverso gli incontri in tutta Italia, che attraverso artico
li, saggi, libri. Una vita "senza tregua" (come è il titolo
del suo libro di memorie sulla resistenza dei Gap) tra la la gente
comune e negli impegni istituzionali, dove continuava la sua personale
lotta contro la perdita della memoria storica delle radici antifasciste
della nostra democrazia e contro il revisionismo storico. Ancora
nell'ultimo anniversario del 25 aprile a Milano ha ricordato nel
suo discorso la forza e il coraggio di cambiare di quella generazione
che ci ha restituito la libertà, mettendo fine alla guerra e al
clima di terrore e crudeltà a cui la popolazione era assoggettata.
Altro che zona grigia, antiantifascismo, equidistanza tra le parti...,
tutte etichette a cui la dominante "vulgata" afascista
(e cioè parafascista) ci ha oggi abituato: Pesce impersonava la
saggezza di chi sceglie tra scelte incompatibili e vede lontano,
attualizzando il messaggio della Resistenza. Ecco perché le sue
parole milanesi invitano a guardare avanti, alle sfide di oggi:
"Occorre sempre riandare a quel giorno. Non mi stancherò mai
di ripeterlo. La democrazia nel nostro paese è salda ma è anche
quotidianamente incalzata da prepotenze, violenze, fenomeni di sfruttamento,
di emarginazione, spinte razziste, ingiustizie sociali. I temi della
sicurezza sul luogo di lavoro, dell'occupazione giovanile, del salario
dignitoso per tutti, di una scuola libera, di una informazione al
riparo da interessi e veleni di parte, di pensioni rispettose dei
sacrifici compiuti in una intera esistenza, di una giustizia che
colpisca in termini certi e rapidi i colpevoli di ogni reato, sono
appuntamenti cui occorre dare una risposta". E seguiva dunque
l'invito a onorare il 25 aprile attraverso il rispetto e l'applicazione
della Costituzione, perché "Non sono concesse distrazioni,
fughe in avanti, dimenticanze: La Liberazione è stata una pietra
fondante del nostro vivere civile. Su essa poggia la speranza nostra,
ma soprattutto quella delle nuove generazioni." Parole da far
proprie per ognuno di noi con un infinito ringraziamento a Giovanni
e con la consapevolezza che oggi occorrono modi nuovi, più efficaci,
più complessi per rispondere agli attac chi neofascisti e neonazisti,
perché questa pseudocultura sta entrando a far parte con indifferenza
del sentire comune, come ci ricordano i fatti delle ultime settimane:
le violenze di villa Ada a Roma, la nomina di un filonazista nel
consiglio di amministrazione dell'Istituto Storico della Resistenza
di Verona, la bandiera della decima MAS che sventola sull'edificio
del vicesindaco di Pietrasanta... Occorre dunque reagire contro
le mutate forme di un male antico con cui la società italiana non
ha mai del tutto voluto fare i conti, Giovanni Pesce ne sarebbe
contento. Il Gruppo alla Camera Rifondazione comunista Sinistra
Europea esprime tutto il suo doloroso cordoglio a Nori a tutta la
sua famiglia ai compagni e alle compagne che lo hanno accompagnato
durante tutta la sua vita di lotte. Ti sia lieve la terra compagno
Pesce, comandante Visone.
Gennaro
Migliore
|